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BOTTA E RISPOSTA PANICO - GAZZETTA DELLO SPORT. LA RISPOSTA DELLA 'ROSEA'

Il 5 agosto la Gazzetta dello Sport, nella persona di uno dei vicedirettori, Franco Arturi, ha risposto alla lettera di Patrizia Panico (pubblicata nell’archivio news del nostro sito)

Di seguito le parole di Franco Arturi:

"La sua lettera ci onora: viene da una vincitrice di 7 scudetti (e molto altro), 10 volte capocannoniere del nostro campionato e dalla recordwoman di presenze in nazionale (155). E’ quindi una delle sportive più importanti fra quanti negli anni sono intervenuti in questa rubrica. Grazie. La sua reazione ci induce un’onesta autocritica. Certamente non era quello lo scopo del servizio che lei commenta, ma se ne ha percepito un tono sbagliato, le chiediamo volentieri scusa. Questo giornale è amico dello sport delle donne e in particolare del calcio femminile. Lo sostiene, lo incoraggia e ritiene sia una delle chiavi culturali per il progresso della società, non solo italiana. Non potrebbe essere diversamente. Le prove sono infinite. Avrà forse notato che proprio la Gazzetta ha dedicato nei giorni scorsi un ampio servizio all’idea del presidente del Napoli De Laurentiis di lanciare un grande campionato di calcio femminile in qualche modo agganciato a quello maschile. Quando Federica Pellegrini vince l’Olimpiade o l’oro mondiale sui 200 metri, certo a nessuno (salvo a qualche debole di mente) viene da ricordare che quel tempo è in grado di farlo qualsiasi buon ragazzino quindicenne. E’ un’idiozia. Nel calcio purtroppo può ancora accadere che si facciano paragoni impropri perché questo sport, almeno in Italia, è l’ultimo ricettacolo di maschilismo. Molti spettatori uomini sono impreparati di fronte ad una partita di donne: la loro ignoranza spesso si traduce in battute di quart’ordine. Tutto questo è indice di profonda arretratezza e fra l’altro impedisce di godere di eccellenti spettacoli sportivi. Vogliamo dirla tutta? Il mondiale femminile è stato molto più divertente e guardabile della sonnolenta Coppa America. Certo non perché di là c’erano donne e di qua uomini, ma per il gioco, la tecnica, la tattica. E lo spirito, che è percepibilmente migliore: più fair play, meno proteste, più sorrisi, più sport. Ha fatto bene, signora Panico, a ricordare quanta strada ha già fatto il calcio femminile. I media tedeschi, a partire da quelli più autorevoli, hanno seguito il mondiale con un trasporto e una serietà straordinari. Non parliamo degli Usa: se le vostre vacanze nei prossimi giorni vi porteranno là, guardate quelle distese di campi di calcio, nei college e nei parchi. Vi troverete una valanga di ragazze. Per non parlare dei Paesi scandinavi, ma oggi anche del Sudamerica, Brasile in testa. Agli irriducibili maschi che non si sono ancora sintonizzati sulla direzione della storia, auguro la seguente punizione: che le vostre figlie crescendo diventino grandi calciatrici".

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