
Il gioco del Rugby prima di essere uno sport è una passione. Non è appariscente come altri e forse neanche remunerativo ma è la fusione della diversità. Grandi e grossi o piccoli e veloci tutti fanno parte della stessa squadra. Tutti trovano il loro ruolo. Unico interesse delle società è che i ragazzi si divertano stando insieme e giocando, che imparino a conoscere e ad amare questo sport e ne apprendano soprattutto i valori positivi, come il rispetto per gli avversari, per gli arbitri, per i compagni. L’A.S.D. Taranto Rugby in sodalizio con l’Amatori Rugby Taranto sta cercando di riportare ai fasti degli anni 80-90 le giovanili del Taranto. In quegli anni si riuscirono ad effettuare sei finali nazionali a livello di under 15, under 17 e under 19.
La formazione under 19 ottenne per due volte la promozione nel campionato d’eccellenza, con società di serie A e B. Promozione alla quale, per problemi economici, dovette rinunciare. I ragazzi di Taranto ebbero la possibilità di misurarsi, spesso superandoli in sfide memorabili, con i campioni della Partenope Napoli, dell’Amatori Catania, della Scavolini L’Aquila, con i Bersaglieri Sanniti e l’Imeva Benevento, tutte compagini del campionato di massima serie. La maggior parte dei giocatori che militavano nel Taranto erano provenienti da Quartiere Paolo VI. Oggi come allora tanti ragazzi arrivano da zone popolari e difficili come le “case bianche” o dalla “motorizzazione”. Giovani che, forse, lo sport distrae da quelle che sono le tentazioni della strada e che il rugby indirizza al rispetto delle regole disprezzando i furbi che cercano scorciatoie subdole. Rugbisti in erba che, sabato scorso, hanno disputato un’ottima partita con i rivali di sempre, i ragazzi del Bari. La partita è stata esaltante fin dalle prime battute. La voglia di vincere era palpabile fra le due compagini che si sono affrontate a viso aperto. Molte delle azioni viste in campo sembravano eseguite da veterani del gioco, non considerando il fatto che molti giocatori fossero alla prima esperienza. L’incontro, qualsiasi sia stato il risultato, è finito con un abbraccio comune ed il mitico terzo tempo dove tutti gli atleti presenti banchettano insieme. Ma come sempre i sogni devono fare i conti con la dura realtà. Come negli anni ottanta la storia si ripete, nessuno riesce a dare una mano a questo sport che insegna solo ottimi valori e personalità. Queste sono cose che non importano se gli interessi sono rivolti ad appariscenti palcoscenici che propongono violenza gratuita e presunzione in genuflessione al dio denaro. Speriamo che qualcuno non voglia tarpare le ali a questi giovani che dal fango e dalla polvere del campo volano negli spazi infiniti dell’entusiasmo.
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