LA STORIA DALLA PROMOZIONE ALLA SECONDA CATEGORIA. «NON DEV’ESSERE UN DRAMMA» Valente: «Ma stavolta non si riparte da zero»
• L AT E R Z A . L’ultimo Laterza in Seconda categoria si perde nella notte dei tempi. E’ lontano anni luce. Il ritorno «timbrato» in questi giorni ha, per forza di cose, riferimenti sbiaditi, impalpabili. Roba da almanacchi di periferia. Da spulciare a ritroso. Pazientemente. Due retrocessioni di fila, quasi una prova: il calcio laertino non riesce a sottrarsi alla forza di gravità. Cade.
«Non è un dramma, non dovrebbe esserlo: perde, o vince, solo chi si mette in gioco, e il calcio è il gioco per antonomasia»: Pietro Valente, 28 anni, laertino, piedi buoni e palmares tutt'altro che di secondo piano (a meno di vent'anni un’apparizione nel Taranto di Catuzzi, poi in ordine sparso, Eccellenza a Ginosa e Massafra, Promozione con Laterza e Castellaneta), la prende con filosofia. Prova a dare, parole sue, il giusto peso alle cose. Da centrocampista e (dall’estate scorsa) da dirigente insieme: con Giuseppe Scarati poi diventato presidente e con Gianvito Clemente e Gianvito Bozza compagni d’avventura, Valente s'è trovato a giocare una partita diversa da quella che, con i suoi amici aveva in mente. Così: «Eravamo pronti a iscriverci in Terza categoria, progetto a cui stavamo lavorando da un anno, quando siamo stati convocati in Comune per una proposta che scompaginava non poco i nostri piani: il Laterza retrocesso dalla Promozione era stato rimesso nelle mani del sindaco Cristella e a noi fu chiesto di cambiare progetto in corsa, partendo dalla Prima categoria». Assist raccolto: «Accettammo ad una condizione, anzi due - spiega Valente -: calciatori solo laertini, e risultati da mettere in secondo piano». Volevano giocare senza assilli, insomma. Prologo scritto, stagione avviata. Stagione che gli eventi hanno poi diviso in due atti: si parte con Raffaele Petito mister e un folto organico raccolto a giocatori già «svezzati» come Ficarella, Calabrese, Michele e Giuseppe Bongermino. Un punto (pareggio in casa con il Casamassima) fino a dicembre: crisi di risultati (contano, anche quando non assillano), crisi societaria, si cambia. E’ il secondo atto: subentrano gli imprenditori Felice Russo e Mario D’Aprile, Clemente Lomagistro (il mister del salto in Promozione, quattro anni fa) prende il posto di Petito in panchina e dall’esterno arrivano gli svincolati Monopoli, Garofalo, Vinci, Sassanelli, il laertino Gianluca Presicci. Due fiammate subito (pareggio a Monteiasi con la Virtus, vittoria in casa con il Capurso: la mano e la passione di Lomagistro lasciano il segno), poi una lunga serie di infortuni e la calma piatta di prima. «Siamo stati particolarmente sfortunati» dice Pietro Valente: «Pur giocando un buon calcio, abbiamo dovuto fare i conti con il vortice di coda della classifica, e tanti episodi che definire sfavorevoli è poco». Conclusioni: «Non siamo riusciti ad agganciare il Capurso penultimo, fermo a 15 punti per tutto il girone di ritorno, pur avendolo battuto due volte: ci siamo fermati a 12, raccogliendo nella seconda parte della stagione soltanto 7 punti». Playout mancati, inevitabile la retrocessione diretta in Seconda. E adesso? «Stiamo riflettendo, ma non ci metteremo molto» sorride Pietro Valente. Che consegna alla Gazzetta il ricordo di un’altra, sofferta, retrocessione, datata 2001: dalla Promozione in Prima. Fatale fu, nella sostanza, il pareggio di Andria (3-3 dal 3-1 per il Laterza) a tre giornate dal termine, nitido il gol del 4-3 (storico punteggio nazionale) mancato per un soffio proprio da Valente. Si ricomincia dalla Seconda, allora. Stesso gruppo societario: «Non partiremo da zero». C'è da vincere la forza di gravità. NELLA FOTO L'ALLENATORE DEL LATERZA CLEMENTE LOMAGISTRO
FRANCESCO ROMANO LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
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