«Siamo pronti a negoziare sulle soluzioni che permettano il risanamento e rilancio di Teleperformance, a patto che la stessa sia disponibile a presentare in modo concreto un piano industriale capace di evidenziare strategie ed obiettivi futuri»
Questo è quanto ha affermato Marcello Fazio, Rsu Teleperformance e componente della Segreteria Territoriale UGL- Telecomunicazioni. «La logica della carretta tirata di giorno in giorno, non può dare futuro a nessuna realtà produttiva. Teleperformance Italia - ha proseguito il sindacalista - proprio in virtù degli impegni intrapresi con la casa madre francese, sono sicuro abbia un chiaro piano strategico-commerciale col quale traguardare i prossimi anni. E’ arrivato il momento di renderlo evidente alle parti sociali, che non possono accettare né accetteranno mai politiche di smantellamento della buona occupazione. Ugl - Telecomunicazioni è, se le premesse sono condivise - ha precisato - pronta a confrontarsi nel merito delle questioni». Oramai sono 18 mesi che i lavoratori della nota multinazionale di call center, subiscono gli effetti della contrazione di lavoro, che fino ad oggi è stata governata e sostenuta grazie all’applicazione degli ammortizzatori sociali. «La crisi mondiale - ha chiarito Fazio - non può essere l’alibi dietro al quale le aziende si nascondono per scaricare le proprie inefficienze sui lavoratori. Ad oggi, dopo circa 18 mesi dalla prima vertenza, registriamo un totale stallo nelle politiche commerciali utili alla ripresa aziendale. Eppure, non sono mancati i sacrifici dei lavoratori che se pur contenuti dalla presenza degli ammortizzatori sociali, hanno visto ridurre sensibilmente i propri stipendi. Una cinghia che hanno stretto all’inverosimile, nella speranza che Teleperfomance tornasse sui giusti binari. Proprio in virtù di questi sacrifici - ha sottolineato il sindacalista - non è accettabile l’ultimatum, fissato al prossimo 19 dicembre, con il quale l’azienda invita ad una riduzione volontaria e definitiva del contratto part-time per l’intera forza lavoro. La soluzione prospettata, infatti, non può traguardare alcun obiettivo tenuto conto che fino ad oggi la riduzione lavoro è stata sostenuta dai fondi statali. Questi ultimi sono intervenuti sia in chiave di contenimento costi per il datore sia come paracadute e freno alla contrazione degli stipendi. Le 4 ore - ha affermato il rappresentante UGL - sono la media giornaliera di lavoro effettuato dai dipendenti nell’arco di questo anno e mezzo. L’unica vera differenza è, che con la modifica contrattuale si impoveriscono le famiglie». Secondo quanto sostenuto da Teleperformance, la presenza della cassa integrazione, avrebbe determinato l’allontanamento di potenziali nuovi clienti. Questa condizione di azienda in crisi, sarebbe la causa del mancato rilancio aziendale. Per questo, oggi, l’intenzione di ridurre i contratti a 4 ore con l’obiettivo di riappropriarsi dell’immagine di azienda sana. «Il problema dell’immagine è del tutto irrilevante, a mio avviso. L’immagine è, semmai, minata dalla ciclica apertura delle procedure di licenziamento. Questo continuo annuncio di crisi non può che determinare incertezze - ha sostenuto Fazio - tenuto conto che i committenti hanno necessità di pianificare il lavoro da assegnare, anche in base alla forza lavoro presente. Il vero problema sta nell’assegnazione degli appalti e nelle pretese che Teleperformance ha nel mercato. Da un lato esiste il problema delle gare al massimo ribasso, dall’altro le questioni dei costi di produzione che tendono ad essere più alti della media. In questo quadro, domanda ed offerta non si incontrano. E’ necessario, pertanto - prosegue il sindacalista - identificare le speculazioni dei committenti, così come intervenire sui costi della macchina organizzativa. Licenziare o ridimensionare le ore, traguarda solo un riproporzionamento delle attività come scelta strategica. Se si riduce la capacità produttiva, non si risolvono le questioni dei costi né quello delle gare. Il risultato è che pagano sempre e solo i lavoratori». Secondo le tesi sindacali, quindi, la soluzione non può passare dalla dichiarazione di esuberi né da modifiche dei contratti individuali. Il ruolo dei committenti e le loro modalità di assegnazione d’appalto, inoltre, sarebbero fondamentali per garantire il futuro di questa azienda.«Se ci sono committenti che incentivano lo sfruttamento dei lavoratori, nonché l’uso di lavoro precario - ha rilanciato il rappresentante - è doveroso che Teleperformance denunci apertamente chi opera in modo scorretto. Così come risulta fondamentale una azione di rivendicazione della associazione di categoria, Assocontact, che prima di tutto deve verificare il rispetto delle regole da parte dei propri associati. Rimanere alle corde condizionati dalle logiche del ribasso, non può che portare al fallimento ed allo smantellamento di un intero settore nel nostro Paese. Le delocalizzazioni, per esempio in Albania - ha chiarito Fazio - sono la prima evidenza di una catena speculativa con la quale committenti ed aziende conservano i profitti approdando in terre dove il costo del lavoro è estremamente basso e i diritti ridotti ai minimi termini. E’ evidente che in tal modo si tenta di aggirare gli ostacoli, senza avere il coraggio di affrontarli. Quanto si ricava, rispetta solo parametri economici, che inevitabilmente collidono con gli aspetti qualitativi determinando gravi insoddisfazioni da parte dei clienti al quale il committente destina l’assistenza telefonica».
Mancano oramai una manciata di giorni alla conclusione della vertenza ed ancora non è stato esperito il primo incontro presso il Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Il prossimo 28 dicembre, infatti, terminano i giorni previsti dalle procedure della L 223/91 per negoziare una soluzione capace di scongiurare gli 855 licenziamenti.
«Siamo in attesa della convocazione Ministeriale, il tempo stringe per condividere possibili strade di risoluzione. Noi siamo pronti ad un confronto costruttivo, capace di guardare al futuro di questa azienda, partendo proprio dal mantenimento degli attuali livelli occupazionali e dei contratti in essere. Siamo convinti che per ripartire - ha dichiarato il rappresentante - sia necessario fare sacrifici senza metter mani a soluzioni traumatiche ed inutili. Un ulteriore periodo di sostegno con ammortizzatori sociali e una seria politica di ricerca ed acquisizione commesse, potrebbe essere la giusta chiave per garantire il futuro di tutti. Nella sede istituzionale sarebbe opportuno che il management giungesse con un chiaro piano industriale nel quale abbiano predominanza gli investimenti in formazione e professionalizzazione, tali generare il plus valore che il mercato richiede e che può fare la differenza. Sono capacità realizzabili solo in Italia grazie alla esperienza lavorativa già acquisita nel tempo».
Le speranze sono legate alla fase amministrativa della vertenza dove Ugl telecomunicazioni darà battaglia per rivendicare il diritto al lavoro, per rivendicare la dignità dei dipendenti Teleperformance.
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