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TIR A SEGNO

Primi effetti dello sciopero degli autotrasportatori, che andrà avanti fino a venerdì prossimo: code ai distributori di carburante e scorte alimentari in esaurimento

di Domenico Fumarola

Il tanto famigerato sciopero degli autotrasportatori è giunto anche in Puglia. Da ieri, infatti, alcune decine di camion manifestano il proprio disappunto verso una classe politica che non sa guardare a questo settore e che non prende le decisione invocate dalla categoria. Anzi, stando a quello che dicono gli autotrasportatori intervistati in Valle d’Itria - nei pressi della rotonda immediatamente precedente l’ingresso della città di Locorotondo - tutte le decisioni intraprese dalla politica sembrano andare nella direzione opposta alle condizioni minime di sussistenza di chi trascorre la maggior parte della propria vita nella cabina di un camion, per trasportare merci da una parte all’altra dell’Europa.

Agli scioperanti non vanno giù gli aumenti incondizionati del gasolio, delle tariffe autostradali e di tutte le altre spese che gravano sul bilancio finale della propria attività lavorativa, rendendo la stessa più un costo che una fonte di reddito.

“Vogliamo vivere con il nostro lavoro”: questo è il grido di speranza degli scioperanti. Ascoltando le narrazioni di Angelo e Francesco Pinto, Tommaso Conte, Marco Cardone e Antonio Convertini, la situazione sfiora il paradosso: si guadagna di più tenendo fermo il tir che non facendolo scorrere sulle autostrade (attività, quest’ultima, che dovrebbe garantire il reddito dei lavoratori del settore). Ma produrre reddito favorevole diventa sempre più difficile, sia a causa delle maggiori spese sia perché la crisi economica internazionale che sta debilitando l’Occidente porta i committenti a pagare con enorme ritardo il lavoro svolto, innescando una reazione a catena di mancati pagamenti.

Gli autotrasportatori, che non ostacolano la fruizione delle carreggiate da parte degli automobilisti e dei cittadini, sperano che la protesta possa aprire gli occhi su tutta la realtà economica e lavorativa, visto che l’aumento di tariffe di carburanti e autostrade non incide soltanto sul settore dei trasporti, ma sull’intero comparto dell’economia nazionale, poiché un trasporto più costoso produce un prezzo finale maggiorato anche al cittadino-consumatore, già gravato di esborsi notevoli dal decreto “Salva-Italia” varato dal governo dei “tecnici”.

Per ora, la prima reazione è stata quella di far terminare le scorte di benzina ai distributori, perché gli automobilisti sono corsi a fare il pieno alle proprie auto. Nei giorni a seguire si teme l’esaurimento delle scorte alimentari e il conseguente aumento dei prezzi per i pochi generi rimasti, oltre ai danni subiti dalle merci, ormai inutilizzabili. Si accettano scommesse su altri tipi di esaurimento in corso, soprattutto se la protesta continuerà fino a venerdì prossimo.

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