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6.086.565.703 MOTIVI PER NON AVERE FEDE

Tanto ci costa la Chiesa Cattolica ogni anno. Introiti che vengono anche dall’8x1000: ecco come funziona realmente e che fine fanno i soldi dei fedeli.

di Gisberto Muraglia

La Chiesa Cattolica ne inventa una più del diavolo per (cercare di) dare un’immagine casta e candida ai suoi numerosi fedeli. Poco importa per le sterminate cronache da tutto il mondo che riguardano preti pedofili, preti che aborrono l’omosessualità per poi spassarsela nei night-club per gay o, rimanendo in tema, simpaticoni come l’arcivescovo di Brindisi, Rocco Talucci, che è salito agli onori (?) della cronaca nazionale per aver ammesso che mai amministrerà la comunione a coloro che hanno la “colpa” di amare persone del loro stesso sesso. Alla faccia dell’umana comprensione, soltanto in teoria assioma imprescindibile per Rocco e i suoi fratelli. E in queste sede non si parlerà neanche di catto-imposizioni (battesimo?) o dell’indottrinamento obbligatorio imposto ai bimbi (catechismo?). Insomma, la teoria del “prendili da piccoli” ora non interessa. Come non interessano i vari temi legati alle campagne di disinformazione su bioetica, omosessualità e lotta all’Aids, al condizionamento della pubblica istruzione, allo sfruttamento dell’ignoranza e della superstizione, alla speculazione sul dolore e sulla paura della morte e tanti altri bei temini. C’è un argomento che sta a cuore (e nelle tasche) di diversi italiani, si chiama 8x1000 destinato alla Chiesa Cattolica.


COME FUNZIONA In sede di dichiarazione dei redditi, ogni cittadino può scegliere la destinazione dell’8 per mille del gettito IRPEF tra sette opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane. Ma in realtà nessuno destina il proprio gettito: il tutto può essere paragonato ad un sondaggio d’opinione, al termine del quale si “contano” le scelte, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi. Come se non bastasse, la mancata formulazione di un’opzione non viene presa in considerazione: l’intero gettito viene ripartito in base alle sole scelte espresse. Alcune confessioni, più onestamente e coerentemente, lasciano allo Stato le quote non attribuite, limitandosi a prelevare solo quelli relativi ad opzioni esplicite a loro favore: cosa che NON fa la Chiesa cattolica, ottenendo un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi effettivamente ottenuti a suo favore. Date a Cesare quel che è di Cesare. Si certo, come no. Un imbroglio consumato ai danni di milioni di persone alle quali viene negata una corretta informazione su cosa si fa dei loro quattrini. In questo modo ecco che la Chiesa, pur avendo ottenuto indicazioni corrispondenti a circa il 30% del totale, sia riuscita ad accaparrarsi quasi il 90% dell’ammontare totale dell’8x1000 dell’Irpef. Detto in soldoni si parla di circa 1 miliardo di euro, invece di circa 300 milioni di euro che le spetterebbero effettivamente. Ma non finisce qui. Per le somme percepite, la Cei presenta un rendiconto a carattere informativo non soggetto ad alcun controllo da parte dell’autorità statale. Un’altra preziosa alleata della Chiesa è l’inesistente opera di divulgazione e propaganda che lo Stato italiano ha fatto e fa in favore della propria quota dell’8x1000, (della quale occorre ancora ricordare che il 40% veniva destinato mediamente ad interventi destinati ai beni culturali riferiti al culto cattolico), una latitanza, quella dello Stato, che si contrappone alla martellante propaganda che la Chiesa cattolica ha fatto e fa sempre più attivamente, con delle vere e proprie campagne pubblicitarie, che incidono per circa l’1% dei ricavi (circa 10 milioni di euro), in favore della propria quota dell’8X1000.

ECCO A CHI, LO STATO, DESTINA IL SUO 8x1000 Lo Stato, per legge, può destinare il proprio 8x1000 a queste attività: conservazioni di beni culturali, calamità naturali, fame nel mondo e assistenza ai rifugiati. Sintetica ma doverosa spiegazione di questa teorica ripartizione. La maggior parte dei fondi relativi alla voce “Beni culturali” (oltre il 60%), sono finalizzati in realtà a restauri e interventi in favore di immobili. E dov’è la fregatura? Questi sono immobili ecclesiastici. Opere che avrebbero il nullaosta per usufruire della quota dell’8x1000 destinata alla Chiesa cattolica, col suo apposito fondo “edilizia di culto”. Voce che vai, Chiesa che ti ritrovi. Anche al capitolo “Calamità naturali”, infatti, vi è il predominio di parrocchie e monasteri, mentre le priorità dovrebbero essere “progetti presentati da enti territoriali” e non ecclesiastici. Solo il 2% del totale è per “la fame nel mondo” e 5% per l’assistenza ai rifugiati. In altre parole, mentre la Chiesa gode di paradisi fiscali e Ratzinger fa sfoggio di scarpine di Prada, di anelli d’oro a valanga, viaggi in tutto il mondo, i cari fedeli pagano. Peccato, perché se la Chiesa versasse allo Stato quanto dovrebbe e cessasse di avere tutti quei benefici (la Chiesa costa, euro più, euro meno, € 6.086.565.703 all’anno) basti pensare all’esenzione dall’Ici, potremmo pagare la metà delle tasse. Non importa, tanto per fortuna non c’è traccia di crisi economica, siamo ricchissimi. Detto questo, cari fedeli, potete continuare a spogliarvi dei vostri averi. La Chiesa vi ama.

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