
La prima 'meteora' del 2011 è Miguel Angel Moretto, attaccante argentino la cui avventura in riva allo Ionio è stata a dir poco fugace
Si è già avuto modo di parlare di George Dossou come il capostipite della folta colonia di stranieri impiantatisi con gli anni nello spogliatoio dello Jacovone; il primo ad aver indossato i mitici colori rossoblù in gare ufficiali.Bisognerebbe però procedere ulteriormente a ritroso nel tempo per scovare il primo nome esotico, sebbene non ufficialmente riconosciuto da almanacchi e appassionati di statistiche. Sfatata la credenza relativa all'estremo Zeljko Petrovic (jugoslavo d'Istria ma con cittadinanza italiana), è opportuno fermare la nostra macchina del tempo all'ottobre del '96 per individuare il primo vero straniero della storia pallonara tarantina. Siamo nel vivo di una profonda fase di trasformazione in seno al calcio europeo in seguito al varo della riforma Bosman, con l'abbattimento delle frontiere per calciatori provenienti da altri paesi. Nessun veto, nessun limite al numero di tesseramenti. Così, anche in Italia è caccia allo straniero. Nessun azione d'ispirazione xenofoba, sia ben inteso, ma puro diletto di presidenti e direttori sportivi che concorrono ad accaparrarsi atleti di provenienza non italica indipendentemente dal curriculum e dalle doti tecniche. Si assiste così a uno pseudo-mercimonio, un ampio travaso di presunti talenti (in particolare sudamericani e africani) successivamente rivelatisi delle vere pippe. Questa dirompente ventata di novità si abbatte anche sulle categorie cosiddette inferiori: dalla B ai dilettanti ogni società si fregia del proprio extracomunitario (o comunitario), una vera 'mascotte' più che un valore aggiunto alla squadra. Anche il Taranto, militante nel campionato di C2, non vuol essere da meno e, intorno alla fine del mese, rimbalza una voce insistente che vuole la dirigenza sulle tracce di un argentino, tale Miguel Angel Moretto. Di lui è noto ben poco: le uniche informazioni in possesso riguardano le sue gesta nell'ultimo campionato disputato con la maglia del Colegiale (serie B), con il numero 12 alla casella realizzature. Poco male. Questo può bastare a convincere i vertici del sodalizio rossoblù a riservargli un biglietto aereo per l'Italia. Il suo successivo arrivo in riva allo Ionio è salutato con grande enstusiasmo dalla tifoseria, che sembra elevarlo a eroe popolare tributandogli calorose formule di benvenuto e immancabili cori d'incitamento. Il tempo di alcune dichiarazioni rilasciate a giornalisti e al cospetto di telecamere, che il 'gaucho' si dilegua. E non si sa se per sua volontà o per un dietrofront improvviso della società; sta di fatto che si apre un ventaglio di ipotesi alcune delle quali degne della pettegola della porta accanto (in perfetto stile tarantino!). C'è chi parla di un trabocco di nostalgia alla sudamericana, chi giura di aver visto gli addetti ai lavori scuotere il capo dinnanzi alle scarse qualità della punta durante le sedute di allenamento o chi fa riferimento ad alcuni intoppi burocratici che ne ostacolano il trasferimento nel Belpaese. Ad ogni modo, la fugace avventura dell'attaccante argentino non è che la prima di una serie di 'flop' internazionali che, a torto o ragione, la Taranto calcistica ha conosciuto. Chi mai potrà sapere se, con un'accurata supervisione, Moretto avrebbe conquistato il cuore della nostra tifoseria passando alla storia come il primo idolo d'Oltreoceano. Analogamente ci si potrebbe chiedere di tanti peregrini, originari di ogni parte del globo, che annualmente sbarcano nella nostra città senza avere l'opportunità di mostrare le proprie capacità..cosa di strettissima attualità!
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