Per la rubrica 'Le meteore del Taranto', è il turno di Mirko Monetta, regista e uomo d'impostazione dalla provata esperienza che in rossoblu non è riuscito a sfondare
Sarà forse stato il lancio di una monetina a decretare il destino di un centrocampista dal curriculum gustoso, ma per il quale Taranto ha rappresentato un'effimera tappa della sua pur apprezzabile carriera. E' la stagione 2001-02, quella che tutti i nostri supporters ricordano per l'intenso profumo di B respirato sino all'ultima e infausta prova contro il Catania.
Dopo una trionfante cavalcata in quarta serie il sodalizio ionico, guidato da Ermanno Pieroni, si accinge a mettere in piedi un organico dignitoso con l'intento di disputare un torneo di C1 senza infamia nè lode: insomma, il classico copione recitato da una qualsivoglia matricola (senza però mettere in preventivo un'eventuale partecipazione ai play-offs, che di fatto avviene tra lo stupore più della proprietà che della tifoseria). Oltre alle diverse conferme (Riganò e Di Nardo su tutti), i fari del patron marchigiano sono maggiormente orientati su numerosi elementi di categoria, per i quali il passaggio in maglia rossoblù 'sancirebbe' (e il condizionale è d'obbligo, come vedremo) una grossa opportunità, una meritata promozione. Aspettative però deluse per molti di loro, come nel caso di Mirko Monetta, classe '75, regista e uomo d'impostazione dalla provata esperienza, non un 'carneade' qualunque: 27 presenze e 2 reti in B, tra Ternana e Alzano, e un'ottima ultima stagione disputata con la casacca dell' Andria in C1 (19 gettoni). Basterebbe unicamente ciò a convincere gli addetti ai lavori ad affidare a lui lo scettro del centrocampo senza dunque ricorrere ad altri interventi deleteri sul mercato. Purtuttavia, malgrado un ingaggio sbandierato ai quattro venti e le doti tecniche del ragazzo palesate nel ritiro estivo di Norcia sotto gli occhi di Capuano & Co, qualcosa sembra non andare per il verso giusto. Non una volta che il suo nome figuri negli elenchi delle prime gare ufficiali, nessun riferimento a lui nelle dichiarazioni rilasciate dai componenti lo staff tecnico a stampa e microfoni. Cambia direttore d'orchestra ma non la musica, almeno sostanzialmente. Con l'avvento di Gianni Simonelli per il centrocampista eporediese sembra giunto alla conclusione il periodo dell'asfissiante naftalina, con la conseguente sensazione di respirare finalmente l'odore del fresco manto di gioco domenicale. O quanto meno, un posto in panca gli è assicurato. Nonostante le buone premesse (e promesse), l'esordio in campionato è puntualmente rinviato. Ma c'è la Coppa Italia, avvenimento dai più snobbato ma indubbiamente indicativo per gli allenatori. Così, il nostro Mirko, in un autunnale mercoledì pescarese (è l'ottobre del 2001), può finalmente godere dell'onore di vestire dal primo minuto la gloriosa casacca a strisce verticali con i nostri colori del cuore. In uno stadio 'Adriatico' non delle grandi occasioni, ma sotto gli occhi di una discreta rappresentanza di irriducibili giunti dal capoluogo ionico, il regista sfodera una prestazione a dir poco superlativa. Tuttavia insufficiente per convincere lo staff a inserirlo a pieni voti nei quadri stabili della squadra. Una regola assurda, per la quale un calciatore tesserato nel mercato estivo non può essere ceduto in quello di riparazione invernale in caso di esordio anche per un solo minuto in campionato, offre un prezioso assist alla dirigenza che legittima perciò la sua discutibile decisione di disfarsi del nostro protagonista. A cui viene pertanto privato il privilegio di saggiare il calore del pubblico di casa nel torneo che conta. Arriva così il momento della cessione ed è il Benevento, militante nello stesso girone, ad acquisirne le prestazioni. Ivrea e Biellese le ultime tappe significative del suo instancabile cammino tra i campi di gioco, entrambe in C2. Oggi, Mirko Monetta è allenatore della formazione Berretti della Pro Vercelli. Contattato dal sottoscritto, ha dichiarato: " Il mio rammarico è di non aver potuto continuare quell'avventura in rossoblù, perchè a Taranto stavo davvero bene. Se mi fosse stata confessa una chance, avrei potuto dimostrare il mio effettivo valore." Ipse dixit....| < Prec. | Successivo > |
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