Non è il classico slogan promozionale per una partita di beneficenza o il motto per una maratona umanitaria,di quelle che la tv odierna è usa lanciare per smuovere la bontà dei cittadini.Nato nel 1973, l' atleta originario di Vasto sembra promettere davvero bene: a soli 17 esordisce in serie A con la casacca dell' Ascoli, società in cui muove i suoi primi passi; due anni più tardi arriva la sua consacrazione a livello calcistico, totalizzando ben 26 presenze nella massima serie, condite da 3 reti, di cui uno 'storico' realizzato a San Siro in un Milan- Ascoli (4-1), dinnanzi agli occhi di oltre 60000 spettatori e di mostri sacri del pallone, quali Van Basten, Maldini e Baresi. Tale impresa, meritevole persino di un pezzo riportato dall' autorevole Corriere della Sera, rimarrà però l' unica nella tortuosa carriera calcistica dell' allora talentino abruzzese. L' Ascoli retrocede e ,con esso, la sua notorietà: nei due successivi tornei di B il buon Fiorenzo vedrà segnato il numero 'zero' sulla casella 'marcature', malgrado le 32 presenze. Ed ecco che si aprono a quel punto le porte della C1. Qui, infatti, sembra, almeno inzialmente, trovare una più giusta dimensione, realizzando 5 reti nel Sora e, successivamente, altri 20 in terza serie con le maglie di Siena, Avellino, Andria e Novara; tutto questo nell' arco di un lustro, con un media di cinque centri a stagione. Ma la tentazione di tornare nella natìa Vasto è così forte da accettare di difendere i colori biancorossi della sua città seppur in Serie D. E' la stagione 2001-02 e D' Ainzara, più che mai motivato, gonfia per ben 9 volte le reti avversarie in soli 19 match. In quello stesso anno, a Taranto si respira un' aria amara per la cadetteria sfumata di un soffio dopo gli spareggi play-off contro il Catania. Il calcio nella capitale dello Ionio, in quella rovente estate, è ad un bivio; le sorti dipendono essenzialmente da Ermanno Pieroni, l' allora 'patron' del club rossoblù, che decide alla fine di proseguire la sua avventura al timone dello stesso. Così, tra gli ultimi giorni di agosto e i primi di settembre, viene messa su una squadra senza una vera identità e costituita in gran parte da atleti alla disperata ricerca di un impiego o di ex stelle ormai al tramonto (vedi Venturin ). Tra questi c' è proprio D' Ainzara, desideroso di tornare al calcio che conta e vecchio pupillo di mister Di Chiara, scelto per traghettare (verso un'isola sperduta chiamata 'C2' e per fortuna mai raggiunta) una truppa senza capo nè coda e di cui lo stesso figlio del tecnico romano fa parte per grazia ricevuta. La vecchia promessa dell' Ascoli, ritenuta dal suo mentore capitolino 'il piccolo Baggio' per via della 'tecnica sopraffina' e delle 'punizioni vellutate', fa parte di un armamentario di punte messe lì per caso e senza un criterio logico: Passiatore, Zhabov, Costanzo, Triuzzi e D' Ainzara riusciranno a mettere assieme un numero di gol inferiore a quelli del già citato Dossou in una sola stagione in maglia rossoblù. Colpa della guida tecnica, non c'è dubbio, ma può capitare inoltre che certe stagioni nascano e muoiano proprio sotto una cattiva stella. L' esordio di Fiorenzo con la 'camiseta' del Taranto avviene l' 1 settembre 2002 allo 'Iacovone' contro il quotato Teramo, in un incontro scialbo e privo di emozioni e senza alcun numero o azione scaturiti dai suoi piedi. L' occasione del riscatto potrebbe presentarsi la domenica successiva in casa del Martina, in un 'derby' sentitissimo. Ma,sia gli undici in campo che lo stesso D' Ainzara toppano clamorosamente fornendo una prestazione degna da campionato di Terza Categoria. L' attaccante vastese sembra essersi guadagnato le 'antipatie' dei tifosi tarantini per via delle sterili prestazioni, del cui genere si presenteranno altre sette. Con la defenestrazione (legittima) di Di Chiara e dei suoi seguaci, avvenuta nel dicembre 2002, per D' Ainzara giunge il momento del definitivo declino, restando orfano di squadra per ben otto mesi. Saranno poi Grosseto, Legnano e Pro Vasto a offrirgli l' opprtunità di tirare i suoi ultimi calci da professionista che gli fruttano 8 reti in quattro stagioni. Le ultime notizie lo danno oggi protagonista su campi dell Eccellenza laziale, in cui sembra rivivere una seconda giovinezza.
CATALDO SIMONETTI
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Commenti
fermo restando che il mio è un semplice modo di raccontare le cose,di certo non posso arrogarmi il diritto di parlare male di chi ,come giustamente tu dici, ha contribuito a fare qualcosa per il calcio rossoblù. Scrivo di chi non ha potuto avere la stessa fortuna di un Riganò o un Deflorio per svariate ragioni,non per lacune personali.E' ovvio che non tutti possono condividere la mia linea di scrittura,anzi, mi farebbe piacere che qualcuno mi renda noto punti di disaccordo, ma ritengo altresi'che si debba parlare con più rispetto anche di chi cerca,nel suo piccolo,di offrire un servizio ai propri utenti senza troppe pretese.Come D'Ainzara ha fatto il suo,anh'io faccio il mio,ma non è certamente costume del sottoscritto utilizzare termini gratuiti come 'banale' e 'superficiale', dopo aver collaborato per autorevoli organi.Ad ogni modo,vorrei ringraziarti per aver preso in considerazione il mio pezzo che,ripeto,è solo un mezzo per sdrammatizzare il calcio,a volte preso troppo seriamente.
Saluti,Aldo!