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VIDALLE', L'ARGENTINO 'INCOMPRENDIDO'

Jonathan VidallèPoteva mancare Jonathan Calvo Vidallè nella lista delle 'meteore' di Cataldo Simonetti? Certamente no, quindi apprestatevi a leggere questo interessante articolo che ricorda l'esperienza in riva allo jonico di questo 'puntero sudamericano'
 
I lettori più attenti, scorrendo i titoli delle precedenti puntate della nostra rubrica, dovrebbero aver constatato, con loro grande sorpresa, l'assenza di un nome che non sarebbe di certo potuto mancare nella collezione 'Meteore DOC'.
Non avete ancora indovinato? Ecco qualche utile indizio: argentino, professione attaccante e autore di appena due reti in una delle stagioni più grigie della storia del calcio rossoblù, culminata con un'amara retrocessione in C2.
Si, è proprio lui, Jonathan Calvo Vidallè, 'puntero' sudamericano noto ai più per la sua folta e cascante chioma - a dispetto del suo secondo nome - piuttosto che per le prodezze compiute (?)sui vari campi di C1.
Figlio di un calciatore professionista - il padre aveva giocato a buoni livelli come portiere -, Vidallè inizia la sua omerica carriera nelle giovanili del Velez Sarsfield, arrivando persino a debuttare in prima squadra. Malgrado le buone premesse -e promesse-, per il giovane attaccante si profila un destino differente da quello di altri suoi compagni di camera e di merende: nel '97, appena ventenne, viene spedito con raccomandata senza ricevuta di ritorno all' Osorno, club della massima divisione cilena, senza tuttavia godere di quella considerazione da sempre riservata nel paese andino ai 'fudboleros' argentini, nè essere utilizzato a pieno regime, se non in qualche scampolo di gara. L' anno successivo arriva la sua prima chiamata dall' Europa e di un certo rilievo: è il San Gallo, allora una delle compagini più blasonate della Svizzera, a offrirgli il biglietto d'aereo per il vecchio continente. La fiducia in lui riposta dagli elvetici viene ripagata a suon di reti, 8 in 22 partite. Un bottino non male, al punto che, come in un sogno, l' Inter di Moratti decide di acquisirne il cartellino e concedergli il privilegio di entrare a far parte della folta schiera di calciatori gravitanti nell' orbita nerazzurra. Ma l' eccessiva dose di aria iniettatagli dal club di via Durini produce subito i suoi effetti collaterali: nella stagione 98-99, allorquando la dirigenza ambrosiana decide di testarlo mandandolo in prestito alla Cremonese in B, accumula infatti 12 presenze senza realizzare un solo centro. Ci riprova poi a L' Aquila, in C1, questa volta con migliori risultati, timbrando 21 cartellini di presenza e mettendo a segno 5 reti. Rimini (7 gettoni e una rete), Avellino (7 presenze e un solo golo) e ancora L' Aquila (49 presenze in due stagioni condite da 12 marcature) sono le successive tappe per il 'delantero' di Capital Federal prima di approdare a Taranto. Il suo arrivo, avvenuto nel gennaio 2004, viene salutato con grande clamore da tutto l' ambiente calcistico locale, desideroso di risalire la china dopo una prima parte di campionato a dir poco disastrosa. Vidallè, spigliato quanto deciso dinnanzi ai microfoni delle emittenti televisive, promette di salvare con i suoi gol un Taranto senza più sostanza nè identità. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, se non un oceano: l' argentino, già dal suo esordio, sembra infatti non dare conferma di quanto dichiarato pubblicamente alle telecamere e, tra un match e l' altro, riesce a guadagnarsi solo una buona dose di fischi a cui si aggiungono voti insufficienti settimanalmente accumulati nelle pagelle dei quotidiani. Bisognerà attendere fino alla terz'ultima giornata per poter vedere la punta gonfiare per la prima volta una rete avversaria; in un L' Aquila-Taranto del 2 maggio 2004, Jonathan trafigge l'estremo avversario allo scadere del primo tempo. La seconda rete, nonchè ultima dell' avventura in maglia rossoblù quanto inutile ai fini del punteggio finale, risale ad appena due settimane più tardi in un Vis Pesaro-Taranto (4-2), ultima di campionato che sancisce la condanna ai playout per gli ionici. Proprio nel doppio spareggio salvezza contro la Fermana l'argentino, sia per motivazioni tecniche che per acredini con la dirigenza, viene ignorato dall'allora tecnico Salvo Bianchetti disputando solo un tempo della sfida di ritorno, dopo essere già stato relegato in tribuna durante il match di andata. L' esperienza in Puglia, forse la più buia della sua carriera, si chiude così, tra l'indifferenza dei tifosi verso una squadra senz' arte nè parte e verso un calciatore dapprima acclamato come salvatore della patria e poi messo sulla graticola per i non lusinghieri risultati sul campo .E' giocoforza, dunque, che il commiato avvenga sbattendo energicamente la porta.
Sambenedettese, Viterbese, Lanciano e Gela rappresentano le ultime sue tappe nel calcio professionistico, percorse senza infamia e senza lode. Dalla stagione 2007-08 fa parte in pianta stabile del Centobuchi, squadra marchigiana militante nel campionato di Serie D, di cui è leader indiscusso e bomber.

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