Il primo articolo del 2010 sulle meteore del Taranto è dedicato a Pietro Parente, centrocampista offensivo che ha vestito la casacca rossoblu in due occasioni, l'una a dieci anni di distanza dall'altra La scienza non l'ha mai appurato, ma il mondo del calcio si. Il passaggio di una stessa meteora per ben due volte per i cieli visibili può sembrare ai più un fenomeno ai limiti della fantascienza o, se volete, vera antitesi dell'empirismo. Eppure, in riva allo Ionio, tale portento metafisico è stato realmente osservato. Il riferimento, nella fattispecie, è a Pietro Parente, centrocampista offensivo intravisto dalle nostre parti dapprima nella lontana stagione 91-92 e, successivamente, nel 2002: in entrambe le circostanze la sua scia si è dissolta in un batter d'occhio.
Nato a Barletta nel '71 e cresciuto calcisticamente nel Bari, consuma la sua prima esperienza in maglia rossoblù all' età di vent'anni. A quei tempi Pietro è un ragazzotto già sveglio, con alle spalle una buona annata in C2 col Prato e diverse apparizioni in A con i biancorossi baresi; e proprio il passaggio al Taranto, nella serie cadetta, coincide con la sua prima convocazione in Under 21 e il suo esordio con la maglia degli azzurrini in Svezia. Tante buone premesse per mettersi in luce in una piazza calda come quella ionica, decisamente intenzionata a lottare per una storica promozione in massima serie. Mister Vitali, al timone di una corazzata costruita per il salto di categoria - Muro, Zaffaroni, Camolese e Turrini sono solamente alcuni dei nomi altisonanti presenti in organico -, lo getta nella mischia inserendolo da subito tra gli undici di partenza. Ma la soddisfazione più grande arriva l' 8 dicembre del '91 in un match casalingo contro il Cesena di Perotti: al 20' del primo tempo trafigge con un bel fendente l'estremo avversario Fontana, facendo esplodere l'intero 'Iacovone': per il giovane barlettano è il primo gol tra i professionisti. L' avventura a Taranto si chiude con un bilancio tutto sommato positivo, con 16 presenze e una rete. Ciò non basta, tuttavia, per lasciare un ricordo indelebile nella mente dei tifosi, probabilmente delusi dall'esito di un torneo dalle grandi aspettative: solo una salvezza acciuffata nello spareggio di Ascoli contro la Casertana. Dopo la chiusura della prima parentesi in rossoblù, il 'ramingo' Parente fa ritorno alla casa-base Bari e, negli successivi, tra A e B giunge a indossare uno stock di magliette dal numero invidiabile: ben otto in nove anni. Tante verrebbe da dire, alcune delle quali prestigiose, come quelle di Genoa e Torino intorno alla fine degli anni Novanta. Il ritorno a Taranto, nell'aprile 2002, è preceduto da una proficua e favolosa annata in quel di Ancona, dove l'esterno riesce a mettere a segno 19 reti in 37 gare. L'arrivo di Spalletti sulla panchina dei dorici e lo scarso idillio tra il tecnico toscano e il calciatore barese agevolano il suo passaggio in prestito all'amibizioso Taranto in C1,alla vigilia degli spareggi play-off. Pochi in realtà ricordano la vecchia militanza del giocatore un decennio prima con la medesima casacca, ma l'attenzione sembra ora essere polarizzata più verso il suo 'curriculum' gustoso che per il ritorno in sè. Solo quattro incontri per lui,il primo, nonchè unico, dei quali risulta essere fruttuoso grazie a una rete rifilata alla Lodigiani -vecchia denominazione della Cisco Roma- in un match valevole per l'ultima giornata di campionato. Il ruolo conferitogli da patron Pieroni, allora alla guida societaria,è ben chiaro: quello di trascinatore e protagonista nei match-spareggio per la B. La realtà dei fatti è ben diversa: Parente prende parte a soli tre match, l'ultimo dei quali si rivela un vero pasticcio. Il 9 giugno 2002, data maledetta da ogni buon tarantino che si rispetti, l'esterno compie un autentico 'harakiri' - al cospetto di 25000 tifosi -così come tutto il resto della squadra, facendosi espellere per vibrate proteste da un arbitro tutt'altro che casalingo nella finale di ritorno contro il Catania dei 'desaparecidos' Gaucci. Si chiude, dunque, non nel migliore dei modi la seconda parentesi tarantina, a cui seguirà la fase discendente della sua carriera, intervallata da alcune presenze in A con l'Ancona accanto a mostri sacri del calcio quali Jardel, Hedman e Pandev, tra C1, C2 -Barletta,Pro Vasto e Cosenza le piazze più rilevanti- e ,per finire, campionati dilettantistici,ultimi dei quali a Manduria e Martina in Promozione, fino ad approdare, nel mese di dicembre, a Pisticci, la cui compagine locale milita nel girone H della Serie D.
Cataldo Simonetti
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