Taranto F.c.

L'amarcord di TST: Fabio Brini, 'A Taranto sembrava di allenare in serie A'

Il tecnico: 'In riva allo Ionio ho sempre avuto un rapporto chiaro e schietto con tutti: verso le tifoserie serve sincerità'

09.05.2020 18:59

DI ALESSIO PETRALLA

Allenatore umile e preparato, capace di tenere unito e di riportare, nella stagione 2002-03, il Taranto dalla zona play out a ridosso di quella play off: stiamo parlando di Fabio Brini (attualmente tecnico del Fano) che, a Tutto Sport Taranto, torna a raccontare quell’annata e mezzo in cui ha allenato i rossoblù: “Sono stati due mesi non normali anche perché è la prima volta che si verifica una situazione così negativa a livello mondiale: però, sapendo le possibili conseguenze è stato importante fare sacrifici. Sembra che piano piano si stia tornando alla normalità che spero arrivi il prima possibile”.

LA SOLUZIONE: “La cosa più semplice sarebbe ripartire a giocare, queste ultime partite, da settembre a dicembre per poi iniziare la nuova stagione a gennaio in modo che in tutto il mondo ci siano nuove e precise soluzioni mediche. Ci sarebbe tanto tempo visto che siamo ancora a maggio. Riaprire la serie A, adesso, con ancora qualche calciatore positivo non è semplice”.

TARANTO: “Al di la dei risultati ottenuti, in riva allo Ionio sono stato alla grande. Avevo instaurato un rapporto chiaro e schietto con tutti. Per me la sincerità verso una tifoseria è la prima cosa: bisogna esserlo anche nelle situazioni negative. La prima stagione andò benissimo mentre nella seconda andai via a metà campionato vista l’incredibile confusione societaria: quando non sono più riuscito a dare certezze ai miei giocatori sono andato via”.

RAMMARICO: “L’unico rammarico resta quello relativo alla partita di recupero a L’aquila: se avessimo vinto saremmo entrati nella griglia play off. Li si verificò una sorta di caduta mentale visto che eravamo già abbondantemente salvi. Resta comunque la gran risalita in classifica. Per quanto riguarda la seconda stagione, ricordo che, in ritiro, non avevo neanche dieci, undici effettivi per allenare al meglio e quindi non si poterono giocare amichevoli. In inverno diedi le mie dimissioni ma mi richiamarono a gennaio: tornai ma vidi che non era cambiato niente e andai di nuovo via”.

LA TIFOSERIA: “Lo stadio di Taranto e la curva fanno un grande effetto. Sembrava di stare quasi in serie A visto che neanche in cadetteria si trovano impianti così pieni e calorosi”.

BEI MOMENTI: “Ricordo che nel 2002-03, riuscimmo a vincere cinque match di fila: fu quello il momento della svolta visto che riuscimmo a ridare credibilità ed entusiasmo all’ambiente. Del resto se si rema tutti verso lo stesso obiettivo si raggiungono i risultati altrimenti diventa difficile”.

IL TARANTO 2020: “Bisogna capire dall’inizio quello che dev’essere l’obiettivo e bisogna essere chiari: questo non lo si deve cambiare in corsa. Non sempre con tanti calciatori importanti si ottengono i risultati: serve solidità societaria per dare tranquillità all’ambiente. In questo modo gli atleti non avrebbero alibi”.

DA AVVERSARIO…: “Ricordo solo una partita al cospetto del Taranto: allenavo il Martina e i rossoblù vinsero quel derby. Poi ho sfidato gli ionici in qualche amichevole ma, onestamente, non le ricordo con precisione”.

IL GRUPPO: “Lo spogliatoio avuto a Taranto era eccezionale. Non potrei citare un solo calciatore altrimenti farei un torto ad un altro. Avevamo tutti un obiettivo comune e quando si segue il proprio allenatore, al 70% i risultati arrivano. Un tecnico deve saper dare tranquillità e certezze ai propri uomini ma questo accade se le certezze arrivano dalla proprietà allo staff tecnico”.

Si ringraziano:

 

 

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