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Dimissioni Conte, cosa succede ora con i bonus governativi

La direttiva della Presidenza del Consiglio prova a fare chiarezza, interessato soprattutto il decreto Ristori 5. Rallentamenti su altri bonus.

27.01.2021 22:57

 articolo di Gisberto Muraglia

Con la crisi di governo innescata dalle dimissioni del Premier Giuseppe Conte la domanda che molti si sono posti non poteva essere che una: cosa succede ora con i bonus previsti dall’esecutivo per (cercare di) fronteggiare la crisi economica dovuta allo scoppio della pandemia da Covid-19? La risposta potrebbe trovarsi nella direttiva della presidenza del Consiglio inviata ai ministri, vice ministri e sottosegretari. La direttiva spiega che, al netto della situazione di crisi, sono da considerarsi "disbrigo di affari correnti" anche tutti “gli atti urgenti – inclusi quelli di natura legislativa, regolamentare e amministrativa - necessari per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid 19 e ogni relativa conseguenza".

Il pensiero, dunque, va principalmente al decreto Ristori 5, pensato per aiutare le categorie in gravi difficoltà ormai da un anno. Nel piano originale, le risorse da mettere in campo sono stimate in 32 miliardi di euro e trovano applicazione nell’elargizione di indennizzi alle suddette categorie – rientrano anche i professionisti – che sono chiamati a superare il criterio dei codici Ateco per dedicare tutte le attenzioni del caso al conseguenziale calo del fatturato dovuto alle saracinesche abbassate. La novità principale è che non sarebbe più su base mensile, bensì annuale. La soglia minima prevista per accedere ai ristori dovrebbe essere quella del 33%.

CARTELLE EQUITALIA E qui arriva la nota dolente per milioni di italiani, ma addolcita dal vario campo di ipotesi attualmente al vaglio. Si va dalla possibilità di intervenire per allungare su almeno 24 mesi l’attività di riscossione all’ipotesi di una nuova rottamazione delle cartelle che permetterebbe – il condizionale è doverosamente d’obbligo – di regolare il contenzioso con il fisco evitando di pagare sanzioni e interessi. Il tutto sarebbe relativo ai ruoli degli anni 2018 e 2019.

CASSA COVID Tra le altre ipotesi al vaglio, il prolungamento della cassa Covid e la possibilità di uno slittamento del blocco dei licenziamenti, in scadenza il 31 marzo. La volontà sarebbe quella di estendere la CIG fino a 26 settimane per l’assegno ordinario e la cassa in deroga. In programma anche l’esonero contributivo alternativo all’utilizzo della cassa integrazione. Inoltre è viva la possibilità di finanziare due tranche aggiuntive di CIG: nello specifico, 18 nuove settimane di cassa in deroga e quattro di ordinaria.

GLI ALTRI FONDI IN ARRIVO (?) Nel Ristori 5 si parlerebbe anche di tre miliardi alla sanità, metà dei quali previsti per acquisto e conservazione dei tanto agognati vaccini. Due miliardi, invece, dovrebbero essere destinati agli enti territoriali e un miliardo destinato al potenziamento del trasporto pubblico locale. Sembra che non saranno dimenticate anche scuola, forze dell’ordine e Protezione civile.

MISURE A RISCHIO A rischiare rallentamenti, invece, sono i provvedimenti contenuti nella Legge di bilancio 2021, non entrati automaticamente in vigore in quanto legati all’emanazione di decreti attuativi. Tra questi l’assegno unico familiare, il bonus rubinetti, occhiali da vista o lenti a contatto correttive e le agevolazioni per l’affitto. Traballa anche il Cashback.

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