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PERCHE' PROPRIO LO SPORT: TRA PSICOLOGIA E RIPARTENZA

Riscatto: un buon obiettivo da cui ripartire in questo 2020 in cui la natura sembra vincere il braccio di ferro con la  vita e noi siamo pedine sfinite. E perchè non ripartire proprio dallo sport?

16.11.2020 16:09

di Claudia Rivizzigno

Uno dei settori maggiormente colpiti dalla morsa del Covid 19, ma anche quello che sembra aver più voglia e le carte in regola per riscattarsi e lo sa bene il dottor Giuseppe Pizzolante, maestro di Taekwondo e dottore in scienze e tecniche psicologiche, che ci aiuterà a capire perchè conviene puntare sullo sport per ripartire dopo un anno per niente facile. Un percorso duplice quello del maestro salentino: intraprende il percorso accademico in psicologia che lo porta a laurearsi con lode triennale e magistrale all'Università del Salento e da poco ha iniziato a frequentare un master in psicologia dello sport, per specializzarsi in un settore che lo appassiona da sempre. Il percorso sportivo per Giuseppe Pizzolante inizia invece nel 1985 quando si avvicina al Taekwondo, arte marziale coreana, diventa atleta dell'esercito italiano ed arriva ad allenarsi con i grandi olimpionici di questa disciplina. Nel 2001 inizia ad insegnare a Galatina e nel 2004 ottiene l'incarico di tecnico regionale dei cadetti nel settore del combattimento; professionista dello sport ed a stretto contatto con bambini e ragazzi dalla fascia pre scolare a quella adolescenziale, decide che la prospettiva del maestro e dell'ex atleta non gli basta più e inizia così a studiare psicologia per comprendere i processi cognitivi, emotivi e comportamentali legati all'attività sportiva in ogni sua forma. Il cuore dell'ambito di lavoro della psicologia è il rapporto tra mente e corpo, messi decisamente a dura prova dal lungo periodo di smarrimento dovuto al Covid 19: a Marzo, il Taekwondo come tutti gli sport, ha subìto gli effetti negativi della pandemia, costringendo alla resa il lavoro di programmazione fatto durante l'anno. Il maestro Pizzolante ci ha tenuto a mantenere i contatti con i suoi piccoli atleti e con le famiglie: “Ho creato un gruppo whatsapp in cui scrivevo per aggiornare grandi e bambini sul progredire della situazione”, afferma il maestro, “credo fortemente che se si è fatto un buon lavoro durante l'anno, anche in una fase come quella del lockdown, resta una sorta di filo rosso tra atleti e maestri e l'entusiasmo di tornare ad allenarsi moltiplica”. Con grande sorpresa dello stesso Pizzolante, infatti, quando a Giugno le attività sportive hanno ripreso, bambini e ragazzi sono tornati in palestra con grande voglia di ricominciare ma questo non è bastato (e non basterà) ad evitare le ripercussioni negative che colpiranno soprattutto i più piccoli. “Si sta distruggendo il senso di continuità”, afferma il dottor Pizzolante, “si costruiscono degli obiettivi, che siano la gara piuttosto che il mantenersi in forma, ma il continuo alternarsi di periodi di ripresa a periodi di stop, sta diventando un significato consolidato per i ragazzi ed è il metodo che noi insegniamo che si sta alterando.”  Il metodo di cui parla il maestro è ciò su cui si fonda un'arte marziale come il Taekwondo: disciplina, regolarità, costruzione di obiettivi, uno schema preciso e un ordine giornaliero che, soprattutto per i più piccoli, è fondamentale ed è ciò che sta venendo meno ma che, paradossalmente, ha aiutato gli atleti a riprendere in un contesto totalmente nuovo. “La propensione alle regole che gli i praticanti di Taekwondo sviluppano fin da bambini è ciò che ci ha permesso di ricominciare con serenità”, è orgoglioso di affermare Pizzolante, “grazie al famoso metodo impartito da piccoli, bambini e ragazzi si sono adattati alle norme anti- Covid, le hanno rispettate, seppur con sacrificio, pur di riprendere un po' di quella normalità perduta”.  E' un bell'esempio quello che viene dal mondo dello spot ed è proprio di questo che si parla: ricominciare dalle attività sportive significa riappropriarsi di una parte della nostra vita prima che il Covid 19 la rivoluzionasse, della nostra quotidianità, di quella normalità tante volte data per scontata e da cui si può, si deve ripartire affinchè si ritorni a convivere con il virus. E se dei bambini di soli, 5, 6 o 7 anni lo stanno facendo, possiamo provarci anche noi. Se ancora non vi fosse chiaro perchè ripartire proprio dallo sport, analizziamone più da vicino gli aspetti legati al benessere psicofisico, comprendiamone i meccanismi di quello che tante volte abbiamo sentito definire “maestro di vita”.  Allo sport ci si può avvicinare in qualsiasi momento con esigenze e spinte motivazionali che cambiano in relazione alla tipicità della fascia d'età in cui ci si trova, è quindi molto importante che l'ambiente sportivo sia focalizzato sul rispetto degli stadi di sviluppo. Il maestro e dottor Giuseppe Pizzolante ci tiene infatti a puntualizzare che l'avvicinamento allo sport è una questione casuale-ambientale, è il territorio che offre determinate discipline ed è il genitore, in un primo momento, a decidere per il bambino. “Ma è proprio in questa fase che l'ambiente diventa determinante”, secondo Pizzolante, “il formatore deve essere preparato alla stadio di sviluppo in cui il bambino si trova: dai 5 agli 8 anni è in una fase egocentrica, in cui concepisce il mondo soltanto dal suo punto di vista, non ha la capacità di vedere cose diverse da come lui le rappresenta ed è quindi importante che l'allenatore non ragioni per concetti astratti. Il bambino ha bisogno di significati concreti e solerti: ad esempio la gratificazione attraverso ricompensa immediata è più efficace di una  promessa di gratificazione.” I rischi nel non comprendere le esigenze della fasi evolutive sono legati a problematiche di comunicazione con il bambino e, nel tempo, con il ragazzo che lo porteranno molto spesso ad abbandonare l'attività sportiva.

Ma se è vero che allo sport ci si avvicina con stimoli diversi, è importante distinguere nella psicologia due macro aree di intervento, ovvero lo sport agonistico e quello amatoriale, e capire in che modo è giusto porsi. “Sulla base della visione del mondo che ha il praticante ci possono essere delle compatibilità con l'agonismo, piuttosto che con l'aspetto amatoriale” ci spiega il maestro Pizzolante, “le motivazioni vanno curate ad personam, creando un contesto che vada bene per tutti, che sia piacevole e divertente, ma è poi l'allenatore a dover cogliere e comprendere i segnali di ognuno: mantenere alte le motivazioni è importante ed è la chiave per rapportarsi sia all'agonista, che ha bisogno di traguardi, sia all'amatore che punta invece ad un benessere psicofisico.”  In questo il dottor Pizzolante ci tiene a sottolineare l'importanza di una sinergia con la famiglia, per comprendere insieme la visione del mondo e la prospettiva del bambino o del ragazzo.

L'eccessiva motivazione e l'iper coinvolgimento possono infatti essere un'arma a doppio taglio: la totalizzazione dell'idea dell'agonismo o del raggiungimento a tutti i costi di un obiettivo spesso genera ansia e diventa per molti immobilizzante.

Lo sport invece, che ci si approcci da atleti piuttosto che da amatori, aiuta a superare il dolore e la paura, a maturare un senso di responsabilità personale, a potenziare e supportare il senso di competizione e l'elaborazione della sconfitta, ma anche a promuovere la collaborazione di squadra, il senso del limite e il rispetto per il proprio corpo. I benefici psicofisici e relazionali derivanti dall'attività  sportiva, il superamento di ansia e stress, il miglioramento dell'umore, l'autostima, la fiducia e il rispetto per gli altri rappresentano i traguardi da cui ripartire dopo questo 2020 da cui sembra difficile risalire. Lo sa bene il maestro Pizzolante: “Nella vita, così come nello sport, c'è sempre una seconda possibilità, anche quando non ce la fai più, quanto ti sembra che tutto stia andando a rotoli: prima o poi arriva il riscatto che cercavi”. E se c'è qualcosa che lo sport insegna è proprio la possibilità di riscattarsi in qualsiasi momento e dopo qualsiasi battaglia, anche a seguito di una pandemia mondiale.

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