L'editoriale di Tst

A Grottaglie il bicchiere è mezzo pieno

L’Ars et Labor è risorta come la Fenice dalle sue ceneri

19.05.2018 19:03

Un po’ di commenti sono stati destinati alla stagione 2017/18 dell’Ars et Labor Grottaglie, una squadra di 1^ Categoria che cattura tante attenzioni non è usuale ma evidentemente il blasone e l’importanza della squadra della città delle ceramiche fa presa sugli opinionisti per caso, alla Gianni Brera dei poveri davanti al simulacro di un microfono maneggiato da Minà. È un bene perché, in un modo o nell’altro, se ne parla, rimanere nell’anonimato non paga. È giusto che si esprimano dei pareri e nessuno deve lontanamente pensare di imbavagliare i pensieri altrui, sacrilegio. Sarebbe opportuno che di fondo ci fosse una giusta conoscenza ma soprattutto che venga fatta un’analisi obiettiva dei fatti, cosa che nei riguardi del Grottaglie forse è stata trascurata. Ipotizziamo una bilancia nei cui piatti ci poniamo ciò che è stato positivo e ciò che è stato negativo nell’arco della stagione calcistica. Iniziamo dal segno più: iscrizione al campionato di 1^ Categoria, organigramma e organizzazione societaria di alto livello, ricostruzione del settore giovanile da tempo assente, academy scuola calcio legata alla società, conquista della Coppa Puglia, espressione calcistica tecnico e tattica di altra categoria, Allievi campioni provinciali e promossi nei campionati regionali, Giovanissimi sconfitti ai Pay-Off e vincitori del girone provinciale, Juniores quinta in campionato ma con un progetto di valutazione dei giovani ben definito. Piatto con il segno meno: mancata vittoria del campionato, quinta in classifica, eliminazione dai Play-Off. A fronte di tutto questo, solo facendo un paragone matematico, si può notare che sul piatto del più ci sono maggiori argomenti rispetto all’altro. Certo non è detto che nove elementi pesino più di tre, è vero, giusta osservazione, ma la prima voce: “iscrizione al campionato di 1^ categoria”, probabilmente ha una valenza tale senza la quale, oggi, non staremmo a parlare dell’Ars et Labor Grottaglie e della sua stagione. Detto questo veniamo un po’ a qualche dettaglio: ciò che la nuova società o i nuovi dirigenti o la nuova gestione (come meglio preferite) ha fatto in questo periodo è ammirevole e merita il giusto risalto senza escludere le critiche purché costruttive. Ha cercato, già dal primo anno, di sistemare al meglio tutto ciò che nel tempo era stato bistrattato, dimenticato e forse demolito, ha portato entusiasmo tra i tifosi, ha avuto il merito di riempire gli spalti e soprattutto ha concesso al pubblico di andare allo stadio e godersi una partita di calcio senza sapere di dover necessariamente perdere come è accaduto negli anni precedenti, viste le tre retrocessioni consecutive. Non è poco. La delusione e l’amarezza per non aver vinto il campionato c’è, è evidente, ha preso tutti alle spalle ed è giusto che la gente e i tifosi arriccino il naso, alla luce anche delle promesse di inizio campionato forse stridenti nel coro, ma da qui a parlare di totale fallimento o mezzo fallimento anche da parte di alcuni supporter è una forma di pessimismo distruttivo. Sarebbe più giusto parlare di obiettivi non completamente raggiunti, la parola fallimento è troppo negativa, non c’è stato un clamoroso insuccesso, assolutamente no, sono stati raggiunti risultati egregi da non sottovalutare nell’ottica complessiva. Il bicchiere a Grottaglie deve essere visto mezzo pieno dai tifosi e dall’opinione pubblica in generale, nel campionato 2017/18 l’Ars et Labor è risorta come la Fenice dalle sue ceneri, ha spiccato il volo, questo è un gruppo che ha lavorato tanto e non male, ha bisogno sicuramente di correggersi, i nomi ci sono, la professionalità è chiara, la volontà c’è, il presidente o patron che dir si voglia ha testa e mezzi per poter proseguire in questa avventura e non tradirà le aspettative dei tifosi biancoazzurri, questi uomini possono regalare tanto al Grottaglie, non sarebbe producente ricominciare e affrontare le stesse incognite del primo giorno.

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