Arti Marziali

Un'altra vita: il Taekwondo di Antonino Bossolo

“Ci sono momenti in cui è facile mollare, lo sport è anche questo, ma perseverare nel raggiungere il proprio obiettivo è la vera forza che fa la differenza!” e Antonino Bossolo, atleta paralimpico di Taekwondo, di forza ne ha da vendere

01.10.2020 22:38

 

Antonino Bossolodi Claudia Rivizzigno

 È amore a prima vista tra Antonino e il Taekwondo, ha solo 11 anni quando la mamma lo iscrive nella palestra di arti marziali di Casteldaccia, piccolo paese in provincia di Palermo: “Me ne sono innamorato”, dice, “ero un bambino vivace e lo sport riusciva a farmi scaricare”.

Antonino nasce nel gennaio del 1995 con una malformazione congenita al braccio sinistro: i suoi genitori non lo fanno mai sentire diverso, lo prendono per mano ma non disegnano la sua strada bensì lo accompagnano in quella che sceglierà di percorrere. Dopo alcuni anni di nuoto consigliato dai medici, il giovane palermitano conosce e sceglie il Taekwondo: uno sport individuale, una sorta di sfida per lui, per dimostrare agli altri e, soprattutto, a se stesso che, sì, era diverso ma che proprio quella era la sua più grande forza. “Non mi sono mai sentito uguali agli altri e sapevo che loro non mi percepivano come tale, da ragazzino ho sofferto per gli sguardi della gente per strada ma lo sport mi ha regalato una nuova vita e nuove prospettive”. Fin dall'inizio Antonino ha sentito il tatami come suo habitat naturale, durante l'allenamento poteva essere,  senza che nessuno ci facesse caso, ciò che semplicemente era: un bambino di 11 anni. La prima gara regionale arriva nel 2008 a Rosolini, in provincia di Siracusa, seguito dal maestro Giovanni Lo Dolce, emozionato ma ben consapevole delle sue potenzialità, Antonino vince la medaglia d'oro. Il siciliano classe '95, partito dal piccolo paese di Casteldaccia, è pronto per portare con orgoglio i colori dell'Italia nel mondo: dopo qualche anno infatti arriva la convocazione in azzurro. L'emozione è indescrivibile per Antonino, che subito inizia ad allenarsi con i “grandi” del Taekwondo italiano: “Ho sognato quel Dobok con la scritta ITALIA per tanto tempo ed è stata una soddisfazione personale poterlo indossare. Arrivato in nazionale non sapevo cosa mi aspettasse, allenarmi con chi aveva fatto la storia del Taekwondo è stato da subito molto stimolante e mi ha aiutato ad andare oltre dei limiti che esistevano solo nella mia mente”. Pur essendo una disciplina individuale, la squadra e il confronto alla pari con gli altri sono stati di vitale importanza, il Taekwondo ha dato ad Antonino una nuova visione di sé e delle sue capacità, diverse sì, ma non per questo di minor valore. Nel 2014 l'esordio con la nazionale italiana ai Campionati del Mondo di Mosca, che si concludono con un meraviglioso bronzo, da lì in poi un escalation di competizioni disputate a livello internazionale. Fra tutte il siciliano ricorda con orgoglio l'Europeo a Sofia del 2018: “Quella competizione mi ha segnato molto perchè ho conquistato la mia prima medaglia d'oro a livello europeo, venivo da un infortunio che mi aveva lasciato fuori dai giochi per 6 mesi e si temeva non potessi più gareggiare. L'Europeo rappresentava una sfida per me e vincerla una svolta importante per il sogno olimpico!” Come una bella favola infatti quel tanto agognato sogno stava per realizzarsi: Antonino è stato il primo italiano qualificato al debutto paralimpico del Taekwondo a Tokyo. Per ora però nessun lieto fine per lui che si è visto sfumare l'opportunità di parteciparvi, almeno per quest anno, a causa del COVID-19: “Sarebbe un peccato, dopo tanti sacrifici, dover rimandare ancora. Io e miei compagni cerchiamo di dare continuità agli allenamenti e di non pensarci”, confessa un po' dispiaciuto: “E' difficile mantenere la stessa motivazione non avendo in programma nessuna competizione e dovendosi allenare con alcune limitazioni, ma speriamo che tutto possa risolversi il prima possibile per tornare sul tatami più carichi che mai!”. Durante il lockdown Bossolo non ci ha pensato proprio a fermarsi, ha continuato i suoi allenamenti seguito dal preparatore atletico azzurro ma al ritorno in nazionale, nel tentativo di riconquistare la sua forma ottimale, si è infortunato al quadricipite femorale. “Ora sto meglio, sono guarito ma ho voglia di ritornare al massimo delle mie potenzialità”, afferma determinato e sicuro di sé Antonino.

Non solo gioie e successi insomma, ma la vita di uno sportivo è anche (e soprattutto!) questa. Antonino Bossolo lo sa bene perchè di sfide ne ha dovute affrontare più di altri ma la seconda vita che gli ha donato lo sport le ripaga tutte e fra meno di 9 mesi, inoltre, se ne ritroverà davanti una delle più ardue: quella della paternità.  “Coniugare la vita da sportivo e da padre? Una vitaccia”, ride, “ma l'ennesima sfida che non mi spaventa e, anzi, mi dà un motivo in più per non arrendermi”. Nella storia di Antonino, come in quella di tanti altri sportivi, il vero vincitore resta lo sport: capace di abbattere ogni confine tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è, tra quelli che sono i limiti che pensiamo di avere e quelli che abbiamo davvero.

 

www.taekwondoitalia.it

Fita-Federazione Italiana Taekwondo

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