Tennis

Roberta Vinci: dai vialetti del Canneto Beach alla finale degli US Open

a cura di Massimiliano Fina

31.12.2018 12:58

Un viaggio alla scoperta della campionessa tarantina. Dalle prime “racchettate” nei vialetti del Canneto Beach alla storica vittoria nella semifinale degli US Open del 2015 contro Serena Williams. Una vita passata sui campi da tennis con la scelta di chiudere la carriera al Foro Italico davanti al pubblico italiano. Vanta numeri impressionanti: settima posizione mondiale nel singolare (9 aprile 2016) e prima nel doppio (15 ottobre 2012) con la Errani. Ha vinto dieci titoli WTA oltre altre cinque finali. Il successo più prestigioso sicuramente il torneo di S. Pietroburgo nel 2016: 6-4/6-3 alla Bencic. Nel doppio venticinque titoli (tra cui Roland Garros, due volte Australian Open, US Open e Wimbledon), più quattro trionfi in Fed Cup tra il 2006 e il 2013.

Quali sono il primo e l’ultimo ricordo legati al tennis?

“Il primo sicuramente qui a Taranto quando giocavo con papà e mio fratello che ero molto piccola a Canneto Beach dove tutti gli anni vado al mare e ho anche casa, quindi quello è il primo ricordo. L’ultimo ricordo sicuramente l’ultima partita al Foro Italico nel maggio del 2018”.

Quando ha capito che lo sport sarebbe diventato il suo lavoro?

“Pian piano con gli anni: è iniziata come una passione sin da piccola quando papà mi ha messo la prima racchetta in mano. All’età di 13 anni da Taranto mi sono trasferita a Roma in Federazione, da lì stava diventando una passione che volevo si trasformasse in una professione. Alla fine giocando e vincendo anche i primi tornei, ho capito che poteva essere una professione a tutti gli effetti”.

Cosa le ha insegnato il tennis?

“Il tennis è uno sport molto bello e molto duro. Sei in campo da sola contro l’avversario, è uno sport che ti insegna tanta lealtà, passione, rispetto e tanto sacrificio. Quindi tanti valori che lo sport in generale ti fa capire”.

Quale è stato il giorno più bello della sua carriera sportiva?

“Il giorno più bello sicuramente quando ho battuto Serena Williams agli US Open nel 2015, perché è irripetibile, una emozione incredibile difficile da descrivere”.

US Open, terzo set, siamo sul 3-3, ha dichiarato di aver realizzato il punto più bello della sua carriera. Ce lo racconti

“È difficile descrivere l’emozione, è stato un punto molto importante, giocato molto bene, in piena partita e in piena lotta contro Serena. Lì è stato uno sfogo perché avevo fatto un bel punto, sul 3 pari al terzo con la Williams davanti al suo pubblico. Ho un po’ incitato come a dire anche a me adesso, perché stavo lottando con la numero 1 del mondo in casa sua. Quindi volevo anche io un po’ di battito di mano, volevo essere applaudita. Però devo dire che il pubblico americano ha risposto benissimo. Anche quando ho battuto Serena, mi ha applaudito e non mi ha maledetto. E’ stato un punto bello che rimarrà nella storia, anche a distanza di anni ci si ricorda della mia esultanza. Al termine della gara le ho stretto la mano e ho detto grazie, in quella situazione non ero molto presente, non collegavo il cervello. Ero in un’altra dimensione”.

Si presenta come una persona molto solare e sempre disponibile. C’è una caratteristica che la contraddistingue rispetto alle altre tenniste?
“Non saprei in quanto ognuna ha il proprio carattere: ognuno ha i propri difetti e i propri pregi anche perché a dir la verità non conosco benissimo una ad una tutte le tenniste”.

Cosa ha provato ad annunciare al suo pubblico e ai suoi sostenitori la scelta di ritirarsi dal campo da gioco?

“Era una scelta che era un po’ nell’aria, avevo soltanto la voglia di condividerla con il mio pubblico e allora ho deciso di lasciare il tennis al Foro Italico. E’ stata una scelta che ho preso senza nessun rimpianto. Ho dato tutto al tennis, il tennis ha dato tutto a me. Mi sembrava giusto lasciare davanti al pubblico italiano”.

Tante vittorie nel singolo e nel doppio con la Errani. Quale è la chiave e quali sono le caratteristiche per essere una tennista di successo?

“La chiave non saprei proprio, in tutti questi anni mi sono allenata e sacrificata tanto, ho rinunciato a tante cose per inseguire il sogno di essere una forte giocatrice. Man mano che uno cresce, si capiscono determinate cose anche in campo, ma una chiave particolare non c’è. Ho avuto la fortuna da piccolina di saper giocare a tennis e questa passione è diventata poi lo sport e la mia professione principale. Per quanto riguarda il doppio con Sara abbiamo vinto tutto, siamo state numero 1 al mondo. Giocavamo bene a tennis, eravamo molto amiche. In campo è importante il feeling. Ognuno ha le proprie caratteristiche e deve sfruttarle al meglio. Ho avuto una carriera che non rimpiango, mi sono tolta tantissime soddisfazioni in singolo, in doppio e a squadre. Quindi se guardo indietro il mio passato posso solo che essere orgogliosa e soddisfatta”.

Ci puoi rivelare un segreto se ce l’ha?

“Non ho segreti, sono una ragazza tranquillissima, un po’ scaramantica in campo. Uno si attacca anche a queste cose per cercare di trovare la vittoria o queste routine”.

Si dice che è molto scaramantica e superstiziosa, ci vorrebbe raccontare qualche aneddoto?

“Quando giocavo prendevo la pallina dallo stesso raccattapalle quando facevo punto. Al cambio campo facevo passare prima l’avversario e poi passavo io. Quando bevevo, bevevo prima l’acqua, poi gli integratori e poi di nuovo l’acqua. Sono fesserie scaramantiche che servivano a ben poco, però uno cercava di concentrarsi facendo queste routine”.

Quanto è difficile parlare delle sconfitte e come si gestiscono?

“Non è facile parlare delle sconfitte, però in questo sport si vince e si perde, non c’è pareggio come può essere nel calcio. Si devono accettare le sconfitte, capire da cosa è derivata per andare avanti e non fare gli stessi errori nel torneo successivo. Non è mai facile, ma la sconfitta è costruttiva”.

Ha qualche rimpianto?

“Se proprio devo essere cavillosa, un rimpianto è quello di non aver vinto in doppio con Sara una medaglia alle olimpiadi, perché avevamo vinto tutto e c’è mancato soltanto quello. Però per il resto assolutamente no”.

Come è riuscita a conciliare la vita professionale con quella familiare?

“La famiglia l’ho lasciata che ero piccolina, a 13 anni. Non è stato facile per me e neanche per loro, però ho avuto la fortuna di avere una famiglia molto solida, che mi seguiva anche da lontano. Mi ha sostenuto in questi anni, mi hanno seguito nei tornei quando hanno potuto. La cosa principale e più importante è averli sempre vicino. Tutt’ora mi fa piacere tornare qui in Puglia, però è stato un rapporto a distanza. Avere il calore della famiglia dietro è importante e per fortuna l’ho sempre avuto”.

Cosa le manca di più della vita da tennista professionista e quella che non le manca per niente?

“Per ora non mi manca niente del tennis. Il fatto che mi sia ritirata è perché ero arrivata alla fine, lo sentivo. Ancora non rimpiango niente, ma è passato troppo poco tempo dalla mia chiusura. Per quanto riguarda questa domanda, potrò risponderti meglio. Per ora mi sto godendo la famiglia, il nipotino, Taranto, i miei amici. Insomma un’altra vita che è bella così anche senza tennis”.

La prima sensazione che ha provato nel furto dei suoi trofei?

“Non è stato bello. Non ero a Taranto e me lo ha comunicato il mio papà al telefono. Io mi ricordo che ero a Milano e sono rimasta un po’ senza parole. Ho cercato di rincuorare un pochino la mia famiglia dicendo: ‘possono capitare queste cose, non si poteva fare altro. Era già successo e cercare di trovare il positivo in quella situazione non era facile, ma ci ho provato’. Una sensazione non bella, si brutta. Sia Wimbledon, che il Roland Garros e US Open mi hanno dato delle copie delle coppe che mi hanno rubato. Sono stati molto carini”.

È stata anche molto vicina alla solidarietà e al volontariato. Ci racconti un episodio che l’ha colpito maggiormente, sapendo anche che è stata testimonial degli Amici di Manaus.

“A me fa piacere far parte di queste associazioni, quando si può fare del bene io sono la prima a cercare di farlo, anche con piccole donazioni o piccoli regali. Ci tengo tanto, se posso far felice qualcuno ben venga”.

Torna a Taranto per la sua famiglia o perché ha lasciato un pezzo del suo cuore e quindi segue con attenzione i problemi relativi alla nostra città?

“Torno perché c’è la mia famiglia e sono attaccati alla mia città. E’ ovvio che stando fuori da tanti anni sono legata sentimentalmente. Seguo da lontano i problemi di Taranto, però stando fuori è difficile seguirli bene a fondo. E’ sempre bello tornare a casa”.

E il Taranto Calcio?

“Lo  seguicchio, diciamo che lo segue molto di più mio fratello che è uno che va molto alla stadio quando può”.

Come si svolge la giornata-tipo di Roberta Vinci?

“Cerco di tenermi in forma, collaboro a Milano con un circolo tennis, quindi ogni tanto mi capita di stare su un campo da tennis e seguire ragazzi. È una giornata molto tranquilla, senza impegni particolari o comunque senza allenamenti pesanti  come è stato in tutti questi anni”.

Che consiglio si sente di dare a una giovane tennista?

“Impegnarsi sempre, dare il massimo. Che si vinca o si perda, ci vuole tanto sacrificio, tanta passione. Divertirsi e prendere questo sport con le pinze, perché purtroppo si perde tante volte e quindi bisogna essere bravi a rialzarsi e a reagire”.

Ha progetti nuovi per il futuro?

“È ovvio che il tennis continua a essere parte della mia vita. Seppur non giocato, stare in campo con i bambini e con i giocatori a me fa piacere. Collaboro col Tennis Club Lombardo e per ora sono li, magari chissà in futuro si propone qualche altra strada e la prenderò”.

 

                

 

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