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L'amarcord di TST: Antonio Di Nardo, 'L'ultima gara con il Catanzaro indimenticabile'

L'ex calciatore: 'Il Taranto, per me, è stato una sorta di trampolino di lancio...'

28.04.2020 20:55

DI ALESSIO PETRALLA

E' sicuramente rimasto nel cuore dei tifosi tarantini il forte ex attaccante Antonio Di Nardo che nella stagione 2000-01 contribuì in modo decisivo alla promozione del Taranto dalla serie C2 alla C1 e che a Tutto Sport Taranto s'immerge in quei bellissimi ricordi: "Ho smesso di giocare a calcio circa tre anni fa intraprendendo il percorso d'allenatore: fino a qualche mese ero al settore giovanile della Casertana ma poi non c'erano più le basi".

LA RIPRESA: "In qualche modo bisognerà ripartire come accadrà per tutte le aziende ma con le dovute precauzioni. Non spetta a noi decidere le modalità: parlo soprattutto della serie A. Li il calcio deve ripartire perchè la nazione ne ha bisogno proprio come supporto economico. Ci sono tanti soldi in giro e di questi ne beneficia anche lo Stato. Per le categorie inferiori sarà più complicato perchè bisognerebbe seguire dei protocolli costosi: in questi campionati bisognerebbe sospendere tutto".

TARANTO: "Ho un bellissimo ricordo: proprio ultimamente ricordavo alcuni momenti della promozione anche su Facebook. E' stata una grande esperienza, vissuta in un momento di grande euforia della città e dei tifosi: inoltre avevo solo 19 anni".

GARA PARTICOLARE: "E' stata una delle ultime sfide di campionato, precisamente giocata con il Fasano: in cui, tra l'altro, segnai il gol vittoria di testa. Fu un successo importante in vista del rush finale: tre punti che poi ci permisero di vincere il campionato".

IL GRUPPO: "Eravamo un gruppo solido e forte: con alcuni dei compagni avevo avuto modo di giocarvi l'anno prima nel Savoia. Quando si vincono campionati vuol dire che la squadra è compatta. Ricordo un periodo che non stavamo andando benissimo: ci risollevammo grazie alla forza di gruppo e alla tifoseria. Inoltre, all'interno dello spogliatoio ci si divertiva".

GLI ALLENATORI: "In una stagione e mezzo, a Taranto, ne cambiai quattro. Massimo Silva fu quello che credette di più in me: mi gettò nella mischia e non mi fece più uscire. Penso che, poi, alla fine riuscii ad essere uno degli artefici di quella promozione".

IL TARANTO 2020: "Seguo gli ionici da lontano: al di la di tutto è una società che merita ben altro. Quando si costruiscono grandi squadre non è mai detto che si riesca a vincere per forza: non capisco, comunque, come mai ci siano tutte queste difficoltà. Non vivo la situazione. Inoltre, non so perchè il Presidente Giove venga contestato. Sicuramente, la piazza e il tifo sono esasperati. Ogni anno si fanno tanti cambiamenti e questo non va bene: serve un gruppo solido tenendo, poi, in considerazione che il girone H è più difficile rispetto agli altri, visto che anche le squadre meno forti hanno tanti giovani agguerriti".

CALCIO CHE CONTA: "Taranto è stata la mia prima parentesi nel calcio professionistico. Vado fiero di aver giocato in una piazza così: prima se non eri valido non ti facevano indossare neanche le scarpe. E' stata una stagione che mi ha fatto maturare mentalmente anche perchè ho giocato davanti ad un pubblico visto poche volte in carriera".

MOMENTI: "Taranto è stato, per me, un trampolino di lancio e perciò di ricordi bellissimi ce ne sono tantissimi. Per quanto riguarda la mia carriera me ne viene in mente uno relativo a quando indossavo la maglia del Padova: con la mia doppietta permisi alla mia squadra di salire dalla serie C alla serie B. Fui un po' l'uomo simbolo di quella promozione".

LA VITTORIA DEL CAMPIONATO: "Vincemmo il campionato a Castellamare di Stabia con un turno d'anticipo: fu una settimana fantastica in cui ci allenammo poco. La domenica abbracciammo la città e allo "Iacovone" c'era un colpo d'occhio increbile. La partita con il Catanzaro, che era un buon avversario, finì 0-0 e passò in secondo piano. Fu una giornata indimenticabile".

Si ringraziano:

 

 

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