L'editoriale di Tst

Tifosi italiani picchiati a Wembley

a cura di Fabrizio Izzo

12.07.2021 09:40


A Wembley qualcuno aveva già apparecchiato la tavola per servire la cena alla nazionale inglese ma l’oste non ha gradito risistemando tutto per far cenare gli italiani. “It’s coming home” questo era il motto inglese per questa finale: sbagliato. “It’s coming Rome” era il motto giusto. Gli azzurri vincono il secondo titolo europeo della storia, dopo quello del 1968, in casa di chi millanta o ha millantato di aver inventato il calcio, in casa di chi con presunzione si era già accomodato il trofeo in salotto. Gli inglesi troppo sicuri di vincere e favoriti, in un modo o nell’altro, da un’organizzazione discutibile hanno perso la parola e successivamente la dignità. La parola perché dopo il quinto rigore parato da Gigio Donnarumma non hanno più cantato e gridato, gli si e’ seccata istantaneamente la gola; la dignità perché non si sono smentiti, ancora una volta la loro maleducazione e la loro inciviltà l’ha fatta da padrona con i tifosi dei tre leoni che al termine dalla gara sono andati alla ricerca di chi indossava la maglia azzurra per pestarli (la polizia ha fermato almeno 45 sudditi della corona). Insomma dal 1985 (tragedia dell’Heysel) non è cambiato nulla, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Non sarebbe sbagliato se la UEFA ricominciasse a prendere in considerazione punizioni esemplari nei confronti di questi incivili che la natura geografica ha sconfinato lontano da tutti forse perché meritano di essere lontani. L’Inghilterra dominatrice del mondo, colonie sparse per tutto il globo, simbolo di cultura evolutiva dei secoli scorsi e poi rudi, grezzi, cavernicoli, insensibili nelle occasioni dove dovrebbero dimostrare civiltà. Grandi gli azzurri di Roberto Mancini a scombinare i piani, hanno dominato i leoni inglesi sotto il profilo del gioco, per determinazione, per classe, per intelligenza tattica. L’Italia non era favorita ma ha vinto contro tutti e contro tutto, ha meritato il titolo per quanto dimostrato complessivamente in tutta la durata del torneo. Hanno giocato un buon calcio, hanno difeso, hanno attaccato, hanno sofferto, hanno avuto anche quel pizzico di fortuna senza il quale non si va da nessuna parte. Una grande Italia, un gruppo di giocatori che hanno fatto squadra e che si sono dimostrati anche amici. Bravo Mancini, bravi tutti coloro dello staff tecnico e dirigenziale per quanto fatto. Una vittoria meritata alla faccia di chi pensava di aver impacchettato già tutto, una vittoria in casa di un popolo che deve interrogarsi su quanto la loro presunzione possa veramente essere un punto di forza.

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