«Ti metto in una R4»: scritte delle BR a Roma contro il ministro Nordio. Rafforzata la scorta
Una minaccia dai contorni inquietanti riporta Roma indietro agli anni più bui della storia italiana. In via Portuense, all’altezza del civico 473 e poco distante dalla caserma dei Carabinieri nell’ex ospedale Forlanini, è comparsa una scritta stilizzata con la stella a cinque punte e la sigla delle Brigate Rosse: «Nordio ti metto dentro una R4».
Il riferimento del graffiti — segnalato dai residenti e ancora visibile fino a questa mattina — è agghiacciante: richiama direttamente la Renault 4 rossa dove il 9 maggio 1978 venne fatto ritrovare il cadavere di Aldo Moro, assassinato dalle BR dopo 55 giorni di sequestro.
Indagini in corso e sicurezza ai massimi livelli
Sul posto sono celermente intervenuti i Carabinieri della stazione di Villa Bonelli. Gli investigatori stanno setacciando la zona alla ricerca di telecamere di videosorveglianza utili a identificare i responsabili. Per il Guardasigilli Carlo Nordio, la cui scorta viaggiava già ai livelli massimi di sicurezza, è stato disposto un ulteriore innalzamento delle misure di tutela e vigilanza.
Un contesto purtroppo non nuovo per il ministro: negli anni ’80, mentre ricopriva la carica di procuratore aggiunto a Venezia, Nordio fu già finito nel mirino dei terroristi mentre guidava le inchieste decisive che portarono allo smantellamento della colonna veneta delle Brigate Rosse.
La condanna unanime delle istituzioni
L’episodio ha suscitato un’immediata e compatta reazione da parte del mondo politico e giudiziario.
Giorgia Meloni (Presidente del Consiglio): «Esprimo la mia piena solidarietà al Ministro Nordio per questa gravissima e inaccettabile intimidazione. Il richiamo alle BR va condannato con la massima fermezza e senza alcuna ambiguità.»
Ignazio La Russa (Presidente del Senato): «Rievocare i crimini brigatisti è un insulto alla memoria delle vittime e un attacco intollerabile allo Stato e alla nostra democrazia.»
Lorenzo Fontana (Presidente della Camera): «Minacce ignobili e inquietanti. La battaglia contro l’odio richiede il contributo formale e compatto di tutti.»
Associazione Nazionale Magistrati (ANM): Il sindacato delle toghe ha espresso «piena solidarietà per le odiose minacce», definendo l’episodio un «dato inquietante» su cui le forze dell’ordine faranno piena luce.
Gianfranco Maffucci











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