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Taranto, emozioni play-off

di Francesca Raguso

13.05.2024 15:00

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Finalmente i tanto attesi play-off. Tante cose sono cambiate, tanti giocatori hai visto andare e venire, hai visto cambiare tanti presidenti alla guida del Taranto, in 24 anni, dal lontano 2000.

in questi 24 anni tanti sono stati gli abbonamenti e i biglietti fatti, le ore di fila per le partite dei play-off, tante le partite in casa viste, come tanti i chilometri fatti per andare anche in trasferta a seguire la tua squadra.

Anche se negli ultimi due anni la pallavolo, con l’integrazione nell’ufficio stampa della squadra come maggiore aiuto e supporto, mi ha tenuta un po' lontana da te, appena avevo modo correvo in quella curva nord che mi ospita da 24 anni, dai tempi del bomber Riganò, mio idolo per eccellenza.

Tornare in quella curva ogni volta è un’emozione, soprattutto quando con te, anche se distante chilometri, c’è quella persona, quell’amica, che è molto di più di un’amica, che con una videochiamata la senti vicina ed è come se vedessi la partita con lei, una persona meravigliosa, la carissima e meravigliosa Paola Raisi, moglie del compianto Erasmo Iacovone. Grazie a lui e alla coincidenza di essere nata il suo stesso giorno, ciò ha fatto si che nascesse un forte legame. E proprio mentre scrivi questo pezzo che parli con lei.

In questi 24 anni ho visto tanti presidenti prendere la guida della squadra.

Nel corso degli anni ho visto tanti giocatori andare e venire, molti dei quali sono diventati miei beniamini, come Riganò, Mancini, Giorgino, Ambrosi con i suoi rigori e il pantaloncino alzato su una coscia, De Florio, Innocenti, D’Agostino, Miale. Molti altri, anche se non idoli, li ricordi perché comunque, chi più chi meno, hanno preso parte a delle cose importanti in delle annate importanti, come Barasso, Caccavale, Marsili, Colombini, La Rosa, Cazzarò, Cejas, Prosperi.

In questo tempo che sembra lunghissimo, tanti sono stati gli allenatori che hanno seduto la panchina del Taranto, molti dei quali li ricordi come lo stesso Prosperi, Dionigi, Cazzarò, Delli Santi, Di Costanzo, Panarelli, Bertuccelli, Braglia, Papagni, Spagnulo, Cari, Degli Schiavi, fino all’attuale mitico Eziolino Capuano.

Da quando ho iniziato  a seguire il Taranto, ci sono state un susseguirsi di emozioni, tanta felicità per le partite vinte, per le vittorie dopo aver vinto i play-off, come tanta era la rabbia quando sul campo eri la squadra migliore e poi ti vedevi soffiare la partita o i play-off. E dopo anni ti tornano in mente le parole di tuo padre, quando alla finale dei play-off del 2009 contro l’Ancona ti dice: “Francè fai in tempo a cambiare sport e squadra da tifare, perché col Taranto soffri e basta”. Da quella frase sono passati 15 anni e sono ancora qui oggi a seguire questa squadra.

Questa sera, anche se non presente fisicamente, con la sciarpa accanto firmata da Riganò, mentre scrivo questo pezzo, vedrò questa seconda partita dei play-off, sperando nel miglior risultato.

Vedere quello stadio, quella curva gremita di gente, 10 mila persone che riempiono di rossoblù quel tempio, è un’emozione che solo se le proi sai di cosa si parla.

Da quasi la metà del primo tempo il popolo rossoblù esplode in una bolgia perché la propria squadra continuerà la partita con un giocatore in più e le speranza aumentano, anche se basta solo il pareggio.

Nonostante l’uomo in più e purtroppo il rigore sbagliato da Kanutè, il pareggio premia comunque la squadra di Eziolino Capuano, perché i rossoblù passano comunque il turno.

Ebbene si. Tifare il Taranto è questo, scatenare una festa anche solo per un pareggio, perché comunque hai passato il turno.

Tifare Taranto racchiude tutte le emozioni, belle e brutte che siano, e anche se provi ad “allontanarti” ritornerai sempre su quei gradoni a sostenere la tua squadra, sia nella buona che nella cattiva sorte.

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