Percolla (FdI)-Emergenza Giovani: Se la Famiglia abdica, la Società soccombe. Il caso Taranto e la sfida educativa
L’orrore che ha colpito la nostra Taranto lo scorso 9 maggio non è solo un fatto di cronaca nera; è un grido d’allarme lacerante che non può lasciarci indifferenti. L’omicidio di un giovane uomo extracomunitario, onesto lavoratore, marito e padre di due bambini, per mano di cinque ragazzini – quattro dei quali appena quindicenni e sedicenni – è lo specchio di un abisso morale e civile che richiede un’analisi profonda, priva di ipocrisie e politicamente corretta.
Come responsabile provinciale del Dipartimento Famiglia e valori non negoziabili, non posso esimermi dal denunciare la responsabilità primaria dei nuclei familiari. Siamo di fronte a una generazione di genitori troppo permissiva, che ha confuso l’amore con il "lasciar fare".
Oggi molti figli crescono senza conoscere il valore del limite. Sono ragazzi a cui è stato permesso di essere maleducati tra le mura domestiche così come sui banchi di scuola, incapaci di accettare un "no", una regola o un divieto. Abbiamo eliminato il senso del sacrificio e della rinuncia, spesso per un nostro egoismo mascherato da protezione: abbiamo paura delle loro reazioni, temiamo la loro fragilità e preferiamo assecondarli piuttosto che educarli. Ma proteggerli dalle frustrazioni significa condannarli all’incapacità di vivere in società, trasformando la loro insicurezza in violenza cieca.
Il Governo Meloni ha dimostrato fin dal primo giorno di avere a cuore la sicurezza e l’educazione dei nostri giovani. Ricordiamo interventi decisivi come il "Decreto Caivano", che ha inasprito le sanzioni per il porto di armi bianche e ha introdotto misure contro la dispersione scolastica, rafforzando l’autorità giudiziaria e le sanzioni per i genitori inadempienti.
Tuttavia, l’azione del Governo centrale deve essere supportata da una filiera istituzionale che va dai Prefetti ai Sindaci fini ad arrivare alle Asl. Non è più il tempo dei rinvii: ogni istituzione deve agire con senso di responsabilità verso quelli che saranno gli adulti di domani.
Scendendo nel merito della nostra città, la situazione è sotto gli occhi di tutti e non è più tollerabile. In molte zone di Taranto, non solo nelle periferie ma anche in piazze e quartieri centrali, si muovono branchi di adolescenti violenti che girano armati di coltellini, alimentando risse continue.
Queste zone sono note a tutti, eppure non appaiono ancora sufficientemente monitorate. Manca un’azione repressiva costante che funga da deterrente.
Non è più accettabile che non si intervenga con azioni mirate e concrete come è piaciuto più volte sottolineare e promettere nelle varie campagne elettorali che si sono susseguite, lasciando però le promesse al vento.
Ma la repressione, da sola, non basta. È necessario che:
* La Scuola e i Servizi Sociali escano dagli uffici per entrare nei contesti familiari più degradati. La scuola deve denunciare ed i servizi sociali devono intraprendere percorsi di recupero sociale all’interno delle famiglie.
* L’ASL, attraverso il dipartimento di neuropsichiatria infantile, in tempi brevi deve individuare e monitorare il disagio psicologico prima che sfoci in devianza criminale.
Fratelli d’Italia ha tracciato la rotta con misure concrete, ma la politica non può sostituirsi al cuore pulsante della società: la famiglia. È compito di ognuno di noi – cittadini, educatori, genitori – tornare a porre l'attenzione sui valori non negoziabili del rispetto e della legalità.
Dobbiamo coinvolgere le scuole in una riflessione profonda e supportare le famiglie nell’adozione di strategie educative adeguate. Non possiamo permettere che la nostra società continui questa deriva. Taranto e l’Italia meritano una generazione che sappia costruire, non distruggere.
Intervento dell’Avv.to Matilde Percolla
Responsabile Provinciale Dipartimento Famiglia e Valori Non Negoziabili – Fratelli d’Italia Taranto










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