DI LAURO DOCET / SQUALIFICA, C'ERA DA ASPETTARSELO?
Mentre assistevo ieri alla gara col Marcianise, nei miei pensieri, oltre alla tensione per un fine gara alquanto sofferto, ripercorrevo mentalmente quanto era accaduto dopo il fischio finale del primo tempo, mentre le squadre tornavano negli spogliatoi
Ricordando che sullo Iacovone gravava una pesantissima diffida, non ho avuto neanche il coraggio di riflettere su quanto accaduto, relegando in un angolino del cervello le possibili conseguenze.
Quando, pochi minuti fa è arrivata la notizia della squalifica del campo, non ho avuto come molti una reazione improntata al vittimismo e alle manie di persecuzione secondo cui la nostra squadra sarebbe soggetta continuamente a chissà quali complotti.
Ho preso semplicemente atto di una decisione ovvia, i cui colpevoli non sono solo quegli idioti che hanno sparato i petardi o che hanno lanciato le bottigliette piene d'acqua nei pressi dei calciatori. Loro sono stati, per così dire, solo gli stupidi esecutori materiali del clima teso che si respirava allo Iacovone e che vedeva i ragazzi di Foglia Manzillo come gli unici colpevoli della mancata promozione diretta in lega pro.
Purtroppo l'ignoranza e la mancanza di cultura, in questo caso sportiva, ha fatto un'altra delle sue proverbiali stragi in questa citta'.
Si dirà che il calcio è cambiato, rispetto a prima e che ora si punisce anche il pelo nell'uovo. Questo può anche essere vero ma ritenerci tanto importanti al punto che misteriosi poteri occulti si siano coalizzati ancora una volta per farci perdere cotanta lega pro è un'ipotesi francamente poco condivisibile anche da chi come me segue da una vita il Taranto in casa e in trasferta.
Credo sia molto più opportuno fare per l'ennesima volta una sorta di mea culpa, andando a cercare i reali motivi che hanno spinto persone che sapevano perfettamente di avere lo stadio pluri diffidato e che nonostante tale consapevolezza non hanno fatto altro che consegnare loro stessi ai giudici l'ovvia sentenza.
Siamo come al solito fermi e incapaci di reagire contro i colpevoli di queste azioni.
In Inghilterra chi viene scoperto a lanciare oggetti in campo è immediatamente additato dagli stessi tifosi che lo consegnano agli steward. Da questi, il soggetto viene portato alla polizia e processato per direttissima.
Noi, invece abbiamo l'abitudine di considerare lo stadio come zona franca, dove un pò tutto è concesso. Le leggi italiane per il calcio, create per ostacolare questa mentalità, portano oggi a far sì che vengano puniti episodi che una volta erano considerati come secondari e dunque passibili di provvedimenti meno severi.
Io stesso da giovane mi divertivo tanto in curva partecipando con accanimento a slogan e coreografie in cui rimanevi estasiato dai colori dei fumogeni, dalle sciarpate, da quel senso di fratellanza ultras che ben conosco.
Neanche a me piace il calcio moderno delle paytv e delle tessere del tifoso, ma ho smesso di andare in curva quando la logica ultrà moderna ha preso il sopravvento sull'amore per la propria squadra. Da quel famoso Massese-Taranto in cui si è preferito far perdere un torneo alla propria squadra per questioni lontane mille miglia dalla nostra storia calcistica. Fu allora che decisi di dire il mio addio ad una curva frequentata fino ad allora sempre e solo per amore del mio Taranto, dove c'era chi comandava e non andava mai contro gli interessi della propria squadra.









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