Fuori dal Campo

UGL Telecomunicazioni: la crisi non si arresta con gli ammortizzatori sociali

03.10.2026 15:34


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La crisi che sta attraversando il comparto dei Contact Center non può più essere affrontata come la semplice somma delle difficoltà delle singole aziende. In Puglia sono già diversi i tavoli aperti: Covisian, Konecta, System House e altre realtà presenti sul territorio regionale stanno affrontando i problemi legati alla riduzione dei volumi, alla riorganizzazione dei processi, all'automazione e alle trasformazioni determinate dall'introduzione graduale dell'intelligenza artificiale. Ne sono direttamente coinvolti migliaia di lavoratrici e lavoratori del nostro territorio ed è urgente fornire una risposta strutturale.

UGL Telecomunicazioni Puglia ribadisce che gli ammortizzatori sociali rappresentano uno strumento fondamentale di tutela del reddito e dell'occupazione. Tuttavia, il rischio è che alimentino un perverso e diabolico circolo vizioso, nel quale la riduzione dei volumi provoca eccedenze di lavoratori con il conseguente ricorso agli ammortizzatori e da lì una nuova dichiarazione di esuberi, una volta terminata la fase di sostegno. Se numerose aziende che operano sul territorio regionale ricorrono contemporaneamente agli strumenti di integrazione salariale significa che a non reggere è l’intero sistema regionale. Le politiche di sostegno non devono diventare strumento per finanziare una progressiva espulsione dal mercato del lavoro.

L'introduzione dell'Intelligenza Artificiale e i nuovi strumenti di automazione stanno modificando profondamente il settore. Francesco Russo, segretario regionale UGL Telecomunicazioni, afferma: «Non siamo contrari all'innovazione, ma all'idea che innovare significhi automaticamente ridurre il capitale umano. Le nuove tecnologie devono essere uno strumento per migliorare il lavoro e la qualità dei servizi, non una scorciatoia per ridurre gli organici». Prima di parlare di esuberi, sono fondamentali la formazione e la riqualificazione professionale, la riconversione delle competenze, la ricollocazione dei lavoratori, lo sviluppo di nuovi servizi e nuove attività, gli investimenti tecnologici e sul capitale umano, la riduzione delle delocalizzazioni, il contrasto al dumping contrattuale e alle gare al massimo ribasso, l’applicazione effettiva delle clausole sociali e il confronto preventivo degli effetti dell'IA sull'organizzazione del lavoro e sull'occupazione.

Ogni posto di lavoro perso, inoltre, significa che una famiglia vede ridursi o venire meno il proprio reddito con minore capacità di spesa. Gli stipendi dei lavoratori alimentano l'economia dei territori: affitti e mutui, acquisti, consumi, attività commerciali, artigiani, professionisti, trasporti, ristorazione e tutte quelle piccole e medie realtà che vivono anche della capacità di spesa di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Perdere occupazione nel settore significa impoverire progressivamente interi territori. Il riferimento non è solo ai lavoratori direttamente coinvolti nelle singole vertenze, perché l'impatto ricade inevitabilmente sull'economia regionale con un devastante effetto domino.


Per UGL Telecomunicazioni è arrivato il momento di superare la logica dei tavoli separati. Le singole vertenze devono continuare a essere affrontate simultaneamente per costruire una strategia complessiva per il futuro del settore nel nostro territorio. Per questo chiede alla Regione Puglia e alle istituzioni competenti di convocare un tavolo regionale permanente sul settore, coinvolgendo organizzazioni sindacali, imprese e soggetti istituzionali. Infatti, occorre avere un quadro preciso delle crisi per conoscere: quanti lavoratori usufruiscano degli ammortizzatori sociali e quanti siano colpiti dagli effetti dell'automazione e dell'IA; quali siano gli investimenti industriali programmati e i percorsi di formazione e riqualificazione; quali siano le prospettive occupazionali al termine degli ammortizzatori e quali siano le politiche necessarie per mantenere in Puglia un lavoro qualificato e stabile.

Russo conclude: «Non possiamo limitarci a finanziare la transizione, ma dobbiamo governarla. La Puglia ha bisogno di innovazione, investimenti e competitività. Ma ha bisogno anche di lavoro stabile, qualificato e dignitoso. Quando si perde un posto di lavoro, non si perde soltanto uno stipendio: si indebolisce una comunità».

 

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