SOSSIO ARUTA: IL "RE LEONE" TORNA A GIOCARE
Amore per il gioco. Ci vengono in mente solo queste parole per provare a descrivere cosa spinge un padre di famiglia a più di 40 anni a sobbarcarsi, tre volte a settimana, oltre 500 km di viaggio per giocare a calcio in Promozione, la settima serie del nostro calcio
Quello che per molti è né più né meno che una follia è la normalità per Sossio Aruta, 43enne implacabile attaccante con oltre 300 reti segnate tra professionisti e dilettanti. Per il vecchio “Re Leone” dell’area rigore è solo l’ennesima sfida da vincere in una carriera che in 26 anni lo ha visto vestire ben 25 maglie e a girare l’Italia in lungo e in largo.
Da gennaio Aruta è il nuovo bomber dell’Hatria Calcio, squadra abruzzese che milita nel campionato di Promozione e va a caccia di una difficile salvezza. La compagine di Atri (paesino a 23 km da Pescara, ndr) dopo 20 giornate è ultima in classifica nel girone A con appena 12 punti racimolati. Il distacco dalle penultime è già abbondante, 7 punti da recuperare, ma con l’aiuto di un cannoniere esperto ed implacabile come Aruta l’ Hatria Calcio spera di risalire la china e tagliare il traguardo. “Se ho accettato questa sfida a 43 anni suonati è perché io lontano dal campo da calcio e dal pallone non ci so proprio stare – racconta “Il Re Leone”, che da 8 anni vive a Cervia insieme alla moglie Rossella e ai tre bambini Danielciro, Davide e Diego – avevo iniziato la stagione al Real Miramare (squadra romagnola che milita in Promozione, ndr) ma non ero contento dello spazio e della considerazione che il nuovo allenatore aveva di me. A dicembre ho chiesto di svincolarmi e ho vagliato alcune offerte che mi sono arrivate, la più allettante ed interessante è stata quella dell’Hatria: una società giovane ma fatta da dirigenti seri e che ci tengono. Hanno il peggior attacco del torneo e mi hanno chiesto di provare a risolvere il problema a suon di gol. L’organico è fatto da tanti giovani e anche se la posizione di classifica è complicata io proverò a dare il massimo per invertire la tendenza. Ho già segnato 2 reti nelle prime 3 partite del 2014 ma posso fare meglio. Negli ultimi anni ho sempre superato i 20 gol e se starò bene proverò a raggiungere questo bottino nelle 14 gare che restano da qui alla fine”.
PENDOLARE DEL GOL – Per uno che ha base in Romagna andare tre volte a settimana a giocare in un paese in provincia di Teramo non è proprio il massimo della comodità ad Aruta però i lunghi spostamenti in treno ed auto non sembrano pesare: “Ci alleniamo tre volte alla settimana più la partita alla domenica. Tranne una seduta che svolgo autonomamente a Cervia, gli altri giorni parto alla mattina con il treno da Rimini a Pescara, mi alleno ad Atri poi torno in stazione e risalgo sul treno per tornare a casa la sera. Perdo quasi una giornata in viaggio ma non mi pesa perché sin da quando avevo 14-15 anni sono abituato a muovermi per giocare a calcio. Non lo vivo come un sacrificio, in fondo ho la fortuna di fare quello mi piace”. Capace di segnare ben 328 reti dal 1988 ad oggi, Aruta è un attaccante che ha sempre vissuto per il gol ed è uno dei pochi ad aver segnato in tutte le categorie in cui ha militato, dalla Terza categoria alla serie B: “Se riguardo la mia carriera sono orgoglioso del cammino fatto: ho vestito maglie importanti come quelle di Pescara ed Ascoli e sono stato un idolo assoluto per i tifosi di Savoia, Benevento e Taranto. Non posso negare però che giocare almeno un minuto in serie A resta un cruccio. Ci sarei potuto arrivare se in alcuni momenti della mia carriera, invece che farmi trasportare dal mio caratteraccio, fossi stato un po’ più riflessivo e razionale. Purtroppo il mio carattere tutto istinto è stato per me croce e delizia. Io ho sempre sputato sangue ed onorato la maglia che ho indossato, purtroppo alcune volte è anche mi è anche successo di dare qualche schiaffo in campo. Nel 2002 ho subito anche 8 mesi di squalifica a seguito di una rissa nel derby Frosinone-Latina di C2. Quell’episodio ha posto fine anticipatamente alla mia carriera tra i prof e anche negli anni seguenti mi sono tolto le mie soddisfazioni comunque anche tra i Dilettanti partecipando a “Campioni” col Cervia, festeggiando qualche promozione e diversi titoli di capocannoniere e riuscendo soprattutto a vincere un campionato sammarinese col Tre Fiori e adebuttare nei preliminari di Champions League nel 2010”.
FUTURO DA ALLENATORE – Se la forma fisica è ancora invidiabile e il feeling col gol immutato,Sossio Aruta da un po’ di tempo sta pensando alla possibilità di appendere le scarpe al chiodo e intraprendere una nuova carriera, quella di allenatore: “Questa con l’Hatria Calcio potrebbe davvero essere la mia ultima stagione in campo. Dal 2014-2015 mi piacerebbe sedermi in panchina ed iniziare ad insegnare ciò che ho imparato del calcio nella mia lunga carriera. Ho avuto la fortuna di avere tanti ottimi tecnici su tutti: Beppe Sannino e Maurizio Viscidi e mi piacerebbe cimentarmi in questo ruolo. Non ho esperienza ma nemmeno Guardiola o Seedorf ne avevano prima di iniziare… Io nel mio piccolo spero di trovare una dirigenza che sia disposta a scommettere su di me. Mi basta una squadra di Promozione che sia seria e abbia la mia stessa ambizione e voglia di crescere. Il sogno sarebbe quello di iniziare dalla panchina del Cervia – chiosa l’attaccante campano - la mia città d’adozione, dove conosco i dirigenti, i giocatori e dove stanno muovendo i primi passi anche i miei figli. Vediamo se sarò fortunato…”. Prima di pensare ad allenare però Sossio Aruta deve completare l’ultima missione. Salvare la sua nuova squadra a suon di gol. In bocca al lupo, Re Leone.










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